Naufragio al largo delle coste libiche, 117 morti
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La prima strage
nel Mediterraneo
REDAZIONE CAFFÈ


Ecatombe nel Mediterraneo. La prima dell’anno. Un gommone, partito giovedì notte da Garabulli, dopo dieci-undici ore di navigazione avrebbe cominciato a sgonfiarsi per poi affondare. È naufragato venerdì mattina a 45 miglia da Tripoli. A bordo 120 persone. Sarebbero rimaste senza soccorsi in mare per oltre tre ore prima dell’intervento di un aereo della Marina militare italiana.
È il drammatico il racconto ai rappresentanti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) degli unici tre superstiti - due sudanesi e a un gambiano - trasferiti d’urgenza venerdì nel pomeriggio a Lampedusa da un elicottero della Marina in grave stato di ipotermia. Secondo le loro testimonianze a bordo c’erano anche dieci donne, tra cui una incinta, e due bambini, uno dei quali di soli dieci mesi. "Purtroppo - ha spiegato Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim - i contorni di questa tragedia sono molto più gravi di quello che sembrava all’inizio. C’era confusione sul numero delle persone a bordo".
"Altri morti al largo della Libia. Finché i porti europei rimarranno aperti, finché qualcuno continuerà ad aiutare i trafficanti, purtroppo gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere", il commento del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. Ma le Ong replicano: "Le persone rischiano di affogare in un Mediterraneo svuotato da navi di soccorso. Nessun programma europeo di salvataggio in mare, Open Arms bloccata in Spagna, Sea Eye in cerca di un porto per cambio di equipaggio. Non possiamo coprire il Mediterraneo centrale da soli". Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italia ha detto: "Ora Salvini potrà tranquillamente farsi un selfie sorridente in quello specchio di mare maledetto insieme a Serraj. Ma anche su di lui ricadrà per sempre la responsabilità di questi morti innocenti".
20.01.2019


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