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I sempre più burrascosi rapporti tra Stati Uniti e Russia
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La "guerra fredda" di Biden
come previsto da Gorbaciov
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Isolato in una dacia fuori Mosca per precauzione contro il Covid Mikhail Gorbaciov ha spento qualche giorno fa 90 candeline, festeggiato dai messaggi di auguri dei leader mondiali tra cui Joe Biden e Vladimir Putin: simbolo del disgelo dei rapporti tra Usa e Urss, il padre della perestroika da tempo pronostica un ritorno della Guerra Fredda. Le tensioni degli ultimi giorni sembrano avergli dato ragione.
Al giro di boa dei suoi primi due mesi alla Casa Bianca, Biden ha avuto un assaggio degli scenari globali dei prossimi quattro anni, con nuova era di concorrenza tra superpotenze "segnata dal punto piu basso nelle relazioni tra Washington e Mosca dalla caduta del Muro di Berlino", ha scritto il commentatore di politica estera del New York Times, David Sanger.
Con Mosca la nuova crisi è esplosa dopo che Biden questa settimana ha concordato con l’intervistatore della Abc George Stephanopoulos che Putin è "un assassino". Lo zar del Cremlino ha replicato augurando al capo della Casa Bianca di "essere in buona salute". Una battuta obliqua per confermare l’opinione diffusa in Russia che Biden soffre di demenza.
Putin ha quindi invitato Biden a un duello televisivo in diretta globale e richiamato a Mosca l’ambasciatore Anatoli Antonov per consultazioni: segno che al Cremlino quel "Hmm, I do" di Biden non è andato giù per niente. Poi sono arrivate le dovute marce indietro: la proposta di Putin di un dibattito è stata "downgradata" a un "dialogo" tra leader dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. "Parleremo a un certo punto", ha replicato Biden senza dare una data.    
In realtà, tra Washington e Mosca, le cose sembravano partite col piede giusto. Tra i primi atti della presidenza Biden c’era stato il rinnovo del New Start, il trattato che regola il numero delle testate nucleari, come Mosca aveva sempre proposto e l’amministrazione Trump aveva bloccato. Ma i rapporti correvano già allora sul filo del rasoio. L’avvelenamento del dissidente Alexey Navalny, troppo ingombrante da ignorare. I cyber attacchi alle reti che fanno marciare l’America. Le taglie sui soldati americani in Afghanistan. Prima dell’intervista con Stephanopoulos erano arrivate nuove accuse dell’intelligence Usa di un’ulteriore intromissione da parte russa nel processo elettorale americano con l’obiettivo di screditare il candidato Dem. Sarebbe stato lo stesso Putin a dare luce verde all’operazione.
A Stephanopoulos Biden aveva rivelato particolari della telefonata di fine gennaio con lo zar: "Lo conosco relativamente bene", aveva detto: "Io conosco te e tu conosci me. Se stabilisco che è successo, sii preparato", le sue parole a Putin. Biden aveva anche rammentato di avergli detto in passato che non credeva avesse un’anima: un riferimento a quando nel 2000 l’allora presidente George W. Bush raccontò di fidarsi di Putin affermando di averlo guardato negli negli occhi e di averci "visto la sua anima".
20.03.2021


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