Il ministro Manuele Bertoli risponde al Plr e apre al dialogo
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"Sulla scuola voglio
un confronto onesto"
MASSIMO SCHIRA


Non è sorpreso, Manuele Bertoli, dalle  critiche sul progetto "La scuola che verrà" avanzate dai liberali radicali. Per il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs), però, "la riforma rimane un buon progetto. E anche sulle critiche voglio rimanere positivo - dice al Caffè -. Dalla consultazione mi attendo un confronto onesto, per capire su quali aspetti si possono eventualmente trovare punti di convergenza e apportare, se del caso, modifiche".
Un primo punto "caldo" riguarda l’assenza di confronti intercantonali. Che ne dice?
"La scuola ticinese è molto diversa da quella degli altri cantoni. E lo è per l’impostazione data al sistema scolastico quando alla direzione del dipartimento c’era proprio il Plr. Faccio un esempio: in quasi tutti i cantoni è ancora in vigore il sistema con scuola maggiore e ginnasio. Cosa che in Ticino è stata superata 40 anni fa".
Altro elemento è una certa contrarietà all’eliminazione della licenza di scuola media e della media obbligatoria per accedere all’insegnamento medio superiore. Perché toglierle?
"Questa è una decisione politica, su cui certamente ci confronteremo".
Quale valutazione ha portato, ad esempio, a rinunciare alla media del 4,65 per avere accesso al liceo?
"Spesso è una scelta che ci si rivolta contro. Mi spiego: i ragazzi che non hanno ancora le idee chiare, ma hanno la media necessaria, spesso finiscono al liceo. Ma la media non è garanzia di successo. È una certificazione che può dare anche ‘false sicurezze’".
Che direzione prendere, allora?
"Più che altro la volontà è quella di spingere tutte le persone coinvolte, dai genitori ai ragazzi, passando per i docenti, ad un esame più completo alla fine della quarta media. Chiaramente la scelta finale resta individuale, ma formulando le giuste raccomandazioni, si possono migliorare molte cose".
Secondo il Plr, tutto sommato la scuola ticinese svolge già oggi bene il suo compito. Lasciamo tutto com’è, quindi?
"Beh, questa è un’opinione del Plr. Io credo che in un mondo che sta vivendo cambiamenti così rapidi e radicali, la scuola debba sapersi adattare in modo che la formazione sia in grado di rispondere alle nuove sfide professionali e alle sempre maggiori incognite. Ad esempio, con un post-obbligatorio sempre più flessibile. E, in questo senso, non possiamo non avere un programma per rafforzare la scuola dell’obbligo".
Cosa ne pensa dell’accusa di "egualitarismo" lanciata al progetto?
"È una critica sbagliata. Cioè il progetto è egualitarista se con questo concetto si intende dare una chance uguale a tutti. Ma ognuno, poi, deve però camminare con le proprie gambe. Ma ai docenti vanno assicurate le condizioni quadro per seguire tutti, dai più deboli ai più bravi. Nella critica vedo un equivoco di fondo".
Un ultimo aspetto toccato dalle critiche è quello dei livelli. Come orientarsi in futuro?
"Si tratta di capire cosa si vuole. Oggi solo matematica e tedesco sono ancora regolati con il vecchio sistema a livelli. La proposta di procedere a scelte opzionali è interessante, a condizione di non creare percorsi di serie A e di Serie B. Non vogliamo una segregazione dei ragazzi, né che tutti vadano al liceo. Ma che si offra una chance a tutti di decidere che strada prendere solo dopo quarta media".

m.s.
12.03.2017


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