Intervista all'ex ministro Martinelli sullo scandalo Argo
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"Un politico dovrebbe
ammettere l'errore"
STEFANO PIANCA


La responsabilità è innanzitutto la capacità di saper rispondere. Che per un politico è un po’, come per un pugile riuscire ad uscire dall’angolo. È stata la parola più evocata. Per molti il ministro ppd Paolo Beltraminelli non si sarebbe assunto pienamente le proprie responsabilità nello spiegare il mandato di 3,39 milioni ad Argo1. Ha ammesso di aver firmato la prima tranche dell’incarico diretto alla ditta di sicurezza, ma poi non ha più seguito la vicenda. Fino al patatrac. Insomma, per usare le sue  parole, "forse non ho avuto il guizzo".
Responsabilità dunque come tratto distintivo dell’abilità politica, ma anche come parola non sempre innocente sottolinea l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli: "Ricorda chi disse la famosa frase: ‘Dichiaro che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto’? Benito Mussolini parlando del delitto Matteotti alla Camera dei deputati. Fu un modo per chiudere la bocca all’opposizione".
Lei cita un cattivo esempio. Chi si dice responsabile, non per forza fa un passo indietro…
"Certo e Mussolini sciaguratamente non lo ha fatto. Ma sposta su di sé la questione chiedendo di essere giudicato nel complesso e non sul (in quel caso orribile) ‘dettaglio’. Tornando a Beltraminelli bisogna capire cosa significhi assumersi la responsabilità. Lui ha firmato la prima delibera. Che approfondimenti ha fatto prima? Perché non ha pensato di parlarne in Consiglio di Stato? Già la cifra della prima delibera mi sembra importante. Domande ancora aperte. Può darsi l’urgenza, ma si poteva farlo in seguito…".
Si è giustificato parlando di  "guizzo" mancato…
"Ah, ecco… è pur sempre un’ammissione. Lasciare correre la cosa mi sembra comunque abbastanza grave. Una gravità puramente formale, intendiamoci, perché probabilmente il governo avrebbe detto di sì… Però come fai a dimenticarti di fare una cosa del genere. Quindi se avesse esordito dichiarando la propria responsabilità politica, senza se e senza ma, sarebbe stato meglio".
Perché un politico fa così fatica a dire "scusatemi, ho sbagliato"?
"Questo dovreste chiederlo ai politici di oggi, ma anche a quelli di ieri. Probabilmente perché si pensa che ciò darebbe un riflesso negativo e uno sbaglio verrebbe sempre tirato fuori dagli avversari in un momento di difficoltà… Dopodiché oggi abbiamo un personaggio come Trump che è addirittura maestro nel non assumersi la responsabilità di niente e, addirittura, nell’inventare i fatti. Potrebbe chiedermi, ma lei l’ha fatto?".
Ricorda, allora, un caso  per il quale s’è cosparso il capo di cenere?
"(Ride) Di errori ne avrò fatti sicuramente. Penso che in una situazione del genere lo avrei ammesso. Ora però non mi viene in mente un esempio concreto.".
C’è però un altro aspetto che lascia un po’ perplessi in questa vicenda. Le due settimane di "pax carnascialesca" che il consigliere di Stato ppd si è ritagliato per non rispondere subito (e nel frattempo sfilare su un carro). Le sembra giustificabile e accadeva ai suoi tempi che il carnevale interrompesse le ostilità?
"Il carnevale non credo. Ma evidentemente i tempi sono dati anche dal calendario. La prima risposta la si dà ai colleghi in governo. La seconda al Gran Consiglio e non so se c’erano occasioni per tempi più rapidi"
Magari con una conferenza stampa…?
"Magari sì, ma mi sembra che la cosa sia andata avanti per alcuni anni e quindi doveva sicuramente raccogliere informazioni lui stesso sul dossier".
Certo, però, poteva ricordarsi subito di aver firmato il primo mandato…
"Questo sì, perché non mi sembra una firma di secondaria importanza se fatta come direttore di Dipartimento senza passare dal Consiglio di Stato. Ma forse i tempi sono cambiati".
s.pi.
19.03.2017


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