Le possibilità di sviluppo tra Svizzera e Regno Unito
Un  nuovo ponte
tra Zurigo e Londra
LORETTA NAPOLEONI


L’Unione europea è in fase di ristrutturazione ma è difficile prevedere cosa succederà nel futuro prossimo venturo. In tutto il Continente si percepisce un fermento, ma non sempre questo è positivo. In Germania, Angela Merkel ha vinto per la quarta volta ma con un margine minuscolo, sullo sfondo della vittoria elettorale preoccupa l’ascesa dell’estrema destra, che dagli anni trenta non veniva votata in parlamento e la cui agenda è tenere fuori dalla Germania chi non è tedesco. Nel Regno Unito, la Brexit ha chiaramente dimostrato che l’Ue non piace a tutti i suoi membri, anzi, c’è persino che vuole lasciarla.
È questo l’incerto scenario nel quale la Svizzera sta cercando di capire se le conviene cambiare il modus operandi che fino ad oggi ha mantenuto con Bruxelles o se invece vale la pena mantenere lo status quo. È bene ricordare che la Svizzera è un membro fondatore dell’Associazione europea di libero scambio (Aels), istituita nel 1960 come controparte della Comunità economica europea (Cee), precursore dell’Unione europea. Anche la Gran Bretagna era uno dei membri fondatori dell’Aels ma ha lasciato il gruppo nel 1973 quando ha aderito alla Cee. Gli altri tre membri - Norvegia, Islanda e Liechtenstein - nel 1994 hanno aderito allo Spazio economico europeo (See) che dà loro accesso al mercato unico dell’Unione, ma la Svizzera non lo ha fatto, ha invece optato per la formula degli accordi bilaterali.
Fino ad oggi questa scelta ha prodotto alcuni frutti. Secondo la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), l’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, entrato in vigore nel 2002, ha fatto crescere il numero dei posti di lavoro altamente qualificati e riorientare l’economia elvetica verso attività con più alto valore aggiunto. L’accordo consente ai cittadini dell’Ue di vivere e lavorare in Svizzera - e viceversa -, e riconosce reciprocamente le qualifiche professionali, concedendo il diritto di acquistare proprietà e coordinare i sistemi di assicurazione sociale. Nonostante il quadro positivo descritto dalla Seco, l’immigrazione dall’Ue è però scesa notevolmente dal 2013. Il saldo migratorio - il numero degli arrivi meno il numero di partenze - è calato del 27% a 35.000 nel 2016. Diversa è la situazione dei frontalieri il cui numero è aumentato. Per molti è più conveniente vivere oltre confine dove i costi sono più bassi che in Svizzera. E questo può essere un problema per i processi di integrazione sociale.
Dalla fine degli anni Novanta ad oggi, però, l’economia svizzera si è progressivamente integrata con quella dell’Unione europea, naturale partner commerciale (quello più importante è la Germania). Da quando poi la popolazione ha optato per l’abbandono del nucleare il Paese è diventato ancor più dipendente da carbone e energia elettrica verde dei vicini tedeschi. L’approvvigionamento è solo un esempio degli stretti legami tra l’economia elvetica e quella dell’eurozona. Nel 2016, l’import-export con l’area dell’Unione rappresentava circa l’80 per cento della produzione economica svizzera. Con appena 8 milioni di abitanti, la Svizzera è il terzo partner commerciale di Bruxelles, dietro Stati Uniti e Cina.
Se fino ad oggi la formula degli accordi bilaterali ha funzionato bene non è detto che continui a farlo in un’Unione che è in fase di transizione verso un modello ancora non chiaro. Riuscirà Bruxelles a creare gli Stati Uniti d’Europa oppure la Brexit costringerà l’Ue a fare un passo indietro. Nel secondo caso forse converrebbe aumentare le distanze dall’Ue ed iniziare a guardare fuori dei confini di quest’ultima. La Brexit, a esempio, potrebbe offrire nuove opportunità commerciali con la Gran Bretagna, altro partner importante per la Svizzera.
Nel 2016 il Regno Unito è stato il quinto importatore di prodotti elvetici dopo Germania, Italia, Francia e Stati Uniti. Ciò significa che hanno varcato la Manica beni per un valore di circa 11,5 miliardi di franchi, su un totale di 210 miliardi di esportazioni. D’altro canto sul territorio della Confederazione arrivano merci britanniche per circa 6,5 miliardi di franchi, su totale di 173 miliardi di importazioni. Londra è il primo centro finanziario mondiale, un primato che la Brexit potrebbe non intaccare, Zurigo è al nono posto e al primo nell’Europa continentale. Un ponte di collaborazione tra la Londra fuori dell’Unione e Zurigo, cuore finanziario del continente, potrebbe essere vantaggioso per entrambe le nazioni.
Per ora Berna rimane alla finestra poiché il diritto comunitario impedisce a Londra di negoziare accordi con nazioni terze prima del definitivo abbandono. È questa probabilmente una strategia vincente dal momento che è ancora impossibile fare alcune previsioni sul futuro assetto dell’Unione europea.
01.10.2017


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