L'opinione dei partiti sulla strategia di Cassis con l'Ue
"Il reset è una chance
no, una pessima idea"
MASSIMO SCHIRA


Quando sotto la cupola di Palazzo federale il dibattito politico tocca il tema dei rapporti con l’Europa, il clima parlamentare si surriscalda automaticamente. L’idea del neo ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, di pigiare sul bottone "reset" e puntare ad un nuovo avvio per rilanciare le trattative con l’Ue, infatti, agita immediatamente le acque nell’emiciclo a Berna. Dove la proposta incassa l’appoggio incondizionato dell’Udc e il sostegno di fondo del Plr, ma anche la bocciatura netta da parte del Ppd e delle forze di sinistra, Ps in testa.
A volere fortemente un cambiamento nei rapporti con l’Unione è, da tempo, l’Udc. Partito pronto a lanciare nel 2018 un’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. "È necessario chiarire la posizione della Svizzera - sottolinea il capogruppo democentrista alle Camere, Adrian Amstutz -. Dobbiamo smettere farci imporre da Bruxelles cosa dobbiamo fare. È ora di arrivare a trattative vere e proprie. Soprattutto abbandonando la strada tracciata da Burkhalter sull’adeguamento al diritto europeo. Se si rischia di andare per le lunghe? Credo che non sia un rischio, ma un’opportunità, perché non vogliamo assolutamente che le trattative si concludano in fretta e male". La strategia seguita finora solleva qualche perplessità anche in casa liberale-radicale, dove la "ricetta Cassis" viene osservata con interesse. "Si tratta soprattutto di trovare una strada, se sia nuova o se ripercorra almeno in parte quella già tracciata è difficile da dire su due piedi - osserva Christa Markwalder, membro della Commissione di politica estera del Nazionale -. Certamente lo stallo attuale non giova a nessuno e uscire dall’impasse sarebbe importante. Ci sono però molte incognite, ad esempio su come l’Ue gestirà la Brexit nei prossimi mesi. La situazione in questo momento è molto astratta e sarebbe certamente utile ripartire su binari più concreti. Mettendo sul tavolo quello che è importante per l’Ue e quello che lo è per la Svizzera. Per poi trovare il modo di accordarsi. Farlo con un nuovo ministro degli Esteri, che porta avanti idee diverse, può essere una chance".
Sull’altro fronte politico in parlamento, la consigliera nazionale del Ppd Kathy Riklin - da anni impegnata nei rapporti con l’Ue per la Commissione affari esteri - non risparmia le critiche alla soluzione "reset". "Sarebbe certamente più opportuno adattare e prorogare quanto di buono fatto finora - dice -. Presentarsi a Bruxelles con in testa l’idea di ripartire da zero non è una buona scelta. Di certo l’Ue la prenderebbe malissimo". Con il rischio di paralizzare in modo forse irreparabile il tavolo delle trattative.
Nettissimo, infine, anche il "niet" in casa socialista. "Scegliere la via dura con l’Unione europea non è certo la scelta giusta - conferma il capogruppo del Ps alle Camere federali, Roger Nordmann -. Si rischia di fare lo stesso errore della premier britannica Theresa May, che per Brexit sta incontrando grossi problemi. Non solo nelle trattative con l’Europa, ma anche all’interno del suo Paese. Le basi per un accordo devono perseguire quanto meno obiettivi comuni, non si può pensare di andare a Bruxelles a fare la voce grossa e avere successo. Non è così che funzionano le cose. Ripartire da zero, poi, sarebbe un grosso rischio per la Svizzera, che potrebbe essere messa in disparte da quello che resta il suo principale partner economico".

m.s.
01.10.2017


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