I partiti di destra, sinistra, centro vogliono correre da soli
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I matrimoni politici
impossibili (o quasi)
CLEMENTE MAZZETTA


Certi matrimoni politici  non si combineranno mai. Inutile insistere. Quello fra Udc e Lega, ad esempio, fra la destra svizzera per eccellenza e la destra social-regionalistica ticinese, pare sempre destinato a sfasciarsi la sera precedente le nozze. Inutile dare la colpa all’ex coordinatore Attilio Bignasca di aver fatto saltare il tavolo delle trattative, insultando il consigliere nazionale udc Marco Chiesa definendolo il "cagnolino della signora Martullo", riferendosi alla figlia del leader Udc Christoph Blocher, che è con Chiesa vicepresidente dell’Udc.
È da venticinque anni che i due partiti si corteggiano. Poi, al dunque, per un motivo o per un altro si tirano i piatti in testa. Uno troppo piccolo, l’altro troppo grande. Rapporti che si invertono per le federali. Dove, se ogni tanto (vedi nel 2011 con Sergio Morisoli per gli Stati) un candidato unico lo si trova, vengono a mancare i voti.  Avverte il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri: "Certo, sarebbe auspicabile, per un discorso d’area, presentarci assieme per il consiglio di Stato". Poi aggiunge: "Ma fra il dare e l’avere  bisogna sempre considerare quello che voterebbero i leghisti".
I vertici della Lega - nonostante Norman Gobbi rivesta in Ticino la casacca del consigliere di Stato leghista e a Berna sia registrato come esponente dell’Udc a cui aderì quando fu candidato per il consiglio federale -, temono il flop elettorale vista la forte caratterizzazione identitaria del loro movimento, rispetto all’Udc. Anche perché  è un dato assodato, in assenza di congiunzione, la presentazione di due partiti in un unica lista, o ancor più una fusione in un unico soggetto, produce quasi sempre un consenso elettorale inferiore rispetto alla somma dei voti dei singoli partiti.  Uno più uno, fa sempre uno virgola qualcosa, non due. Lo sanno bene i socialisti che unendo le loro forze, partendo da un’area sopra il 20% (Il Ps con il 10% e il Psu con il 12% nel 1991, ottennero uniti nel 1995 sì e no il 17%.
E così mentre si osserva un progressivo calo di partecipazione elettorale e di fidelizzazione ai partiti, aumenta la scheda senza intestazione e il tasso di divisione, di moltiplicazione degli stessi. Soprattutto a sinistra con tre, quattro liste. Anche il centrodestra ottiene risultati migliori presentandosi diviso: nel 2015 la Lega da sola fece il 27%, l’Udc il 4,5%. "Eppure da una lista unica, una lista d’area Udc-Lega, di cui trarrebbe beneficio soprattutto la Lega che avrebbe confermato i suoi due cavalli di razza, sarebbe convenuta anche a noi", sostiene Pierre Rusconi, ex consigliere nazionale. "Sarebbe stata una scelta strategica di fondo per garantire un forte ritorno d’immagine per i candidati dell’Udc che figurano nella lista". Per Rusconi si sarebbe data l’immagine positiva di un centro destra unito. Invece di quella della divisione. Dell’ognuno per sè. "Sono fuori dalla politica da qualche anno e osservo le dinamiche con più semplicità, con lo spirito comune: ebbene credo che gente trovi del tutto naturale che due partiti che al 90% sono d’accordo sulle cose da fare, sui temi si mettano assieme. Fanno fatica piuttosto a capire il contrario", conclude Rusconi, che ritiene assai limitati gli spazi di crescita a destra della Lega: "Dobbiamo essere consapevoli che a livello ticinese il nostro peso non è granché ininfluente, rispetto a quello della Lega, che ha due consiglieri di Stato il 20%, la possibilità di garantire anche  qualche carriera...". Invece, pur parlando di prospettive comuni, Lega e Udc procedono divisi, rimandano una possibile alleanza alle prossime elezioni federali.
Anche al centro la strategia di avvicinamento fra Ppd e Plrt, avviata quando presidenti dei partiti erano Filippo Lombardi e Rocco Cattaneo, s’è arenata. Del "Grande centro" di cui si vagheggiava, neanche l’ombra. Le distanze fra i due partiti che si erano assottigliate, con Bixio Caprara e Fiorenzo Dadò sono aumentate, riacquistando in alcuni episodi polemici una configurazione del secolo scorso.
Infine a sinistra, dove più che di matrimonio impossibile  si dovrebbe parlare di "convivenza" impraticabile, visto il numero dei partitini in cui si sta scomponendo: Mps, Pct, Pop, Forum oltre ai Verdi e il Ps. Nel complesso è ancora un’area consistente. Rischia però di perdere il seggio in governo, perchè di una sinistra unita, elettoralmente, è quasi impossibile parlare.

cmazzetta@caffe.ch
04.11.2018


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