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Fiorenzo Dadò interviene sui soldi "illeciti" dei ministri
"Una questione etica,
ora devono ridare tutto"
CLEMENTE MAZZETTA


Il presidente del Ppd Fiorenzo Dadò non fa mistero che il suo partito sui rimborsi telefonici si sia diviso: "Non potevo certo presentare un altro rapporto di minoranza, né firmare il rapporto di Bacchetta-Cattori di cui non condivido le conclusioni".
L’aria che tira è quella di chiedere i rimborsi solo dal luglio del 2018.
"È quello che sostiene la maggioranza della Gestione che reputo un’indicazione sbagliata. Nel Ppd ne discuteremo ancora".
Per questo ha firmato il rapporto del socialista Henrik Bang?
"Sì, anche se chiede di restituire i rimborsi a partire dal 2013. Personalmente dovrebbero restituire quanto illecitamente percepito a partire dal 2011".
E per quale motivo?
"Parlo con cognizione di causa: nel 2011 ero nell’Ufficio presidenziale che ha approvato i forfait. Da noi non sono passati né i telefonini, né gli aumenti di paga del Cancelliere, né i doppi stipendi..."
Quindi non potevano non sapere...
"Quindi lo sapevano con certezza che da quella data c’erano delle irregolarità".
Però anche lei ritiene la procedura di risarcimento un eccesso?
"Non bisogna esagerare. I consiglieri di stato non sono dei ladri. Sono persone per bene, oneste. Che fanno un lavoro difficile. Semplicemente quanto preso in modo irregolare va reso, per una questione di equità verso i cittadini. Ma non si possono portare i ministri davanti ad un tribunale".
Come ne esce la classe politica?
"Vedremo: uscirà doppiamente male se non avrà il coraggio di ammettere gli errori, se vorrà annacquare l’intera questione".
Anche lei è contro la casta?
"Macché. Noto però un forte imbarazzo fra i deputati. Ripeto: quello che è stato preso in più, va reso. Il mio non è populismo, è equità".

c.m.
02.12.2018


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