Sfide del futuro del direttore delle Istituzioni Norman Gobbi
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Un ministro a metà
tra le Lega e l'Udc
LIBERO D'AGOSTINO


Era lui, Gobbi, il maschio Alfa del popolo leghista, prima che l’altro consigliere di Stato Claudio Zali ne oscurasse la fama di "ministro 4x4" agli occhi del movimento. Era "Super Norman", il direttore delle Istituzioni, l’uomo forte di via Monte Boglia in governo. Oggi su "Legaland" la sua stella non brilla più come una volta, nonostante abbia rivoltato il suo Dipartimento come un calzino per funzionalizzarlo al credo sovranista: "Identità, sicurezza, territorio".
L’intesa elettorale con l’Udc ha blindato la sua rielezione, ma nella prossima legislatura Gobbi dovrà concretizzare quattro obiettivi ormai improrogabili: chiudere con la riforma "Giustizia 2018"; ridefinire col progetto "Ticino 2020" i rapporti, oggi alquanto tesi, tra Cantone e Comuni attribuendo più autonomia e responsabilità agli enti locali; rinsaldare le Arp, le Autorità regionali di protezione dei minori e degli adulti, in vista di una probabile cantonalizzazione di un settore sensibile che successivamente dovrebbe rientrare nel sistema giudiziario; battersi "per rendere sempre più granitica la percezione soggettiva e oggettiva della sicurezza in Ticino" come ha prescritto il Mattino.
In questi ultimi anni Gobbi ha ottenuto importanti risultati in perfetta sintonia col programma della Lega: frenare la libera circolazione delle persone, in particolare dei lavoratori d’oltre confine; mettere sotto pressione profughi e richiedenti d’asilo; combattere la criminalità transfrontaliera. "Ammetto che se il Ticino non dovesse sottostare alle disposizioni federali in campo migratorio - ha rassicurato - su certi aspetti sarei più risoluto". Ha avuto, invece, le mani più libere nella sicurezza pubblica. Assieme al comandante Matteo Cocchi, ha riorganizzato e rafforzato la polizia cantonale, intensificato la collaborazione con le polizie comunali, ristrutturate in poli regionali, con le Guardie di confine e le forze dell’ordine d’oltre frontiera, riducendo drasticamente il numero dei reati, come furti nelle abitazioni e rapine, che più allarmavano la popolazione. È anche riuscito ad attribuire alla polizia nuovi poteri investigativi al di fuori del controllo dei magistrati. In attesa della riforma della Giustizia, uno dei nodi più delicati del quadriennio 2019-2023, Gobbi, dopo aver a lungo nicchiato sulle richieste della magistratura, ha deciso di potenziare il ministero pubblico con un procuratore straordinario, con un giudice in più il Tribunale penale e un magistrato supplente per l’Ufficio dei provvedimenti coercitivi.
Eppure nella Lega la sua immagine si è appannata. Certo, non gli hanno giovato l’ aver violato il sacro tabù dei radar con l’ uso intensivo dei controlli di velocità, il pasticcio delle imposte di circolazione, nonostante abbia velocizzato il servizio di Camorino, lo scandalo dei permessi falsi e il pugno duro contro gli hooligan che ha sollevato le proteste delle tifoserie, assai vigorose nella sua Leventina biancoblù.  
Ma, forse, a fargli perdere parecchi punti è stato soprattutto il tenere il piede in due scarpe, Lega e Udc, dopo la sua candidatura nel 2015 al Consiglio federale. Di figurare con la sua faccia sul sito dell’Udc come  il consigliere di Stato democentrista in Ticino, di presenziare in prima fila a congressi cantonali del partito e quel suo vantarsi di "partecipare regolarmente all’attività dell’Udc svizzera e di ritrovarsi con i ministri democentristi degli altri cantoni per confrontarsi due volte all’anno con la direzione nazionale". Insomma, i leghisti puri e duri non lo sentono più del tutto come uno di loro.

ldagostino@caffe.ch
(4. continua)
10.02.2019


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