Gli sfidanti all'assalto di una poltrona in Consiglio di Stato
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La corsa in solitudine
dei... "numeri due"
CLEMENTE MAZZETTA


Correre da secondi, con l’obiettivo di arrivare primi. Dovendo fare i conti con la formale cortesia dei consiglieri di Stato uscenti e l’istintiva avversione per chi vuole "fregargli" il posto. Fra fair play e colpi bassi, è un compito improbo, quello degli sfidanti. Toccano con mano la solitudine dei numeri "due". A cui, per dirla con una metafora rimasta famosa di Giuseppe Buffi, il partito ha riservato "la bicicletta militare", scomoda e pesante. Con questa devono fare la campagna elettorale, sperando nel colpaccio, o nella foratura del consigliere di Stato uscente. Chi sono gli outsiders?
"Forse aver dichiarato che facevo sul serio, che ho idee diverse sulla scuola, sull’economia, sul partito, non mi ha giovato", sorride amaramente Amalia Mirante che si è proposta come alternativa a Manuele Bertoli.  "Non è facile. La mia è una campagna che conduco da sola. Senza grandi sostegni. Noto poi che i media stanno dando molto spazio ai consiglieri di Stato, meno alle alternative, agli sfidanti". Per Mirante i giornali, le radio, le tv corrono più facilmente in soccorso ai vincitori di ieri, che sperano d’essere gli stessi di domani. Anche i vari gruppi d’interesse sembrano appoggiare i ministri uscenti. "A me resta l’appoggio sincero della gente, di chi mi telefona, mi aiuta a distribuire volantini - conclude Mirante - ma non dispero".
Nel Ppd, la "bicicletta militare" sembra sia stata riservata al ministro in carica, giunto quarto nel famoso comitato cantonale di Castione che aveva definito la rosa dei candidati per il Consiglio di Stato. Lo sfidante Raffaele De Rosa viaggia con il vento in poppa: "Sto facendo una campagna elettorale eccezionale, sostenuto da un gruppo fantastico". De Rosa chiede al partito di restare fuori della bagarre. "Il Ppd deve essere super partes. Deve dare a tutti le stesse possibilità. Se così non fosse noi 4 sfidanti saremmo rimasti a casa". Non nega le proprie ambizioni. Sa che il voto del prossimo aprile si è trasformato in un voto di fiducia verso Paolo Beltraminelli - attardato dalla "foratura" sul caso Argo1 -, di cui ha criticato gli eccessivi tagli sui sussidi sociali. "Voglio portare in Consiglio di Stato le esigenze dei Comuni, voglio dare più voce ai cittadini, voglio ridurre la burocrazia", conclude De Rosa.
Meno conflittuale la situazione nel Plrt, che prova per la seconda volta a riprendersi il secondo posto in governo. "Rispetto al Ps e al Ppd che cercano di mantenere il proprio seggio, noi puntiamo a conquistarne due - afferma Alex Farinelli -. Su questo obiettivo il partito è compatto. Percepisco dalla nostra base una certa aspettativa nei miei confronti, ben superiore rispetto a 4 anni fa". Per il Plrt la votazione non presenta grandi tensioni interne. Non si teme come nel 2015 che il secondo (allora Michele Bertini) possa insidiare il primo, Christian Vitta. "Siamo certamente diversi - aggiunge Farinelli -. Ma non siamo in contrapposizione. Direi piuttosto che per profilo, idee, carattere siamo complementari". Insomma, andasse anche male, sfumasse il secondo seggio, non c’è la stessa situazione del 2007 quando, in un Plrt molto diviso,  Laura Sadis superò Marina Masoni. "Gli uscenti hanno sempre un margine di vantaggio, non fosse altro perché hanno avuto una legislatura per essere conosciuti", conclude Farinelli.
Cosa di cui è ben consapevole Daniele Caverzasio, che nella Lega si candida ben che vada per arrivare terzo: "Noi facciamo gioco di squadra. Ma anche se la mia sembra una sfida impossibile, la storia insegna che dobbiamo sentirci pronti per qualsiasi evenienza". In effetti nel 2013  alla morte di Michele Barra (che era subentrato a Marco Borradori), la Lega per una serie di rifiuti fu costretta a scegliere il suo nuovo ministro al di fuori della lista iniziale (Claudio Zali).

cmazzetta@caffe.ch
24.03.2019


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