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La galassia della sinistra cresce ma è sempre più divisa
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Le troppe matrioske
dell'area socialista
CLEMENTE MAZZETTA


La sinistra è come una matrioska, la tradizionale bambola russa. Dentro ci trovi tante altre bambole, tante altre sinistre. Perché anche in Ticino, come nel resto d’Europa, quest’area politica ha soprattutto  un’alta propensione a dividersi.
"Cosa che di per sé non è propriamente un vantaggio per noi. Preclude quell’incisività necessaria all’azione politica", sostiene Martino Rossi, 75 anni, che in gioventù, prima di approdare al Psa e poi al Ps, fu leader della Lega marxista rivoluzionaria. "È preferibile unire le forze, piuttosto che dividerle. Non è che i partiti di oggi siano leninisti, che mal tollerano le correnti senza spazio per il dibattito", aggiunge Rossi che avrebbe fatto a meno dell’ultimo arrivato, quel Forum per l’alternativa di Franco Cavalli che si sta organizzando con le sezioni a livello cittadino.
"Continuare a creare formazioni di sinistra non è una gran soluzione in questo cantone che già registra un  alto numero di partiti di sinistra - osserva Werner Carobbio, 84 anni, che negli Anni ‘60 fondò il Psa proprio in alternativa al Pst -. Auguro il miglior successo a Cavalli. Ma se l’obiettivo era spostare più a sinistra la barra del Ps era meglio operare dall’interno. Se il progetto è portare nuovi consensi dall’esterno a sinistra, ben venga, ma non mi pare che ci sia una gran fila".  
Però quando la bambola, quando la matrioska è intatta, quando i partititi e partitini della sinistra si mettono d’accordo, i risultati arrivano. Lo si è visto alle elezioni federali dell’autunno scorso quando la pletora di congiunzioni e sotto-congiunzioni elettorali ha portato due donne, Marina Carobbio nel Consiglio degli Stati e Greta Gysin in Consiglio nazionale (oltre a Bruno Storni).
Quando si dividono, invece son dolori. Ma chi c’è in questa matrioska? Quante sono le bambole che contiene? Innanzitutto c’è il Ps. Con le sue correnti; quella governativa-istituzionale di Manuele Bertoli; quella sindacale-riformista di Raoul Ghisletta; quella moderata-minoritaria di Bruno Cereghetti; quella  maggioritaria-progressista di Marina Carobbio. E poi c’è l’azzardo della nuova dirigenza: dei giovanissimi Laura Riget (24 anni) e di Fabrizio Sirica (31) a cui s’è aggiunta la vicepresidenza del più "moderato" Evaristo Roncelli (30) e del più "estremista" Adriano Venuti (45), vicino al gruppo di Cavalli. Una copresidenza giovanile - ideologicamente anche un po’ contrastante - che ha l’aspetto di una scommessa visto che l’elettorato del Ps è piuttosto in là con gli anni. "Ma era ora di rinnovare il gruppo dirigente, che è un po’ attempato", ribatte Carobbio. "È un giusto tentativo di rinnovamento con quel tasso di imprevedibilità che sarà positivo", aggiunge Rossi.
Nella matrioska della sinistra ci stanno poi i Verdi Buzzi-Schönenberger-Bourgoin-Gysin. Ma anche il Partito comunista di Max Ay e il Partito operaio e popolare. Ci sta il Forum per l’alternativa di Franco Cavalli e pure - sgomitando - anche l’Mps di Matteo Pronzini. Ora d’accordo che si può procedere divisi "per colpire compatti". Ma queste matrioske sono decisamente troppe. "È un po’ il vizio della sinistra - commenta Carobbio -, già ai miei tempi c’era il Psa, il Pst e il Pdl". Poi sono arrivati i Verdi e tutto il resto. Ma c’era bisogno di un altro movimento a sinistra? "Direi di no - risponde Rossi -. Mentre il partito ecologista  ha una sua ragion d’essere, una sua anima, pur avendo molte cose in comune con il Ps.  Non vedo invece queste grandi differenze  fra le  posizioni programmatiche di Forum, Mps, Pct, dove il più moderato mi sembra essere il Pct".
27.06.2020


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