In Olanda si blocca la produzione di farmaci alla marijuana
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Malati in astinenza
da cannabis terapeutica
MATTEO BASTIANELLI


Le scorte di medicinale sono finite, non di tutte le varietà fortunatamente, ma il Bediol, cannabis terapeutica prodotta dalla ditta olandese Bedrocan, unica azienda a livello mondiale a offrire cannabis standardizzata a uso medico completamente germogliata, non tornerà nelle farmacie europee fino al prossimo ottobre. Con tutte le dovute preoccupazioni dei pazienti che dovranno farne a meno. "A causa di problemi con la consistenza del ceppo Bediol - afferma l’azienda olandese - gli ultimi raccolti non rispettavano gli standard. Per risolvere questo problema il nostro coltivatore ha bisogno di tempo per piantare nuove talee e ricominciare la fase di crescita". La notizia è stata confermata dal Ministero della Sanità olandese. Bisogna però fare un passo indietro. La storia millenaria sull’uso medico della canapa non è stata d’insegnamento, infatti dall’avvento del proibizionismo molte conoscenze sulle sue svariate proprietà curative sono andate in fumo.
Da alcuni anni, però, malati, associazioni e pochi medici stanno tentando di far recuperare questa eredità legata alla cannabis terapeutica, facendo pressione sui governi per rendere possibile e legale ovunque l’utilizzo a scopo terapeutico. Dalla capacità di lenire nausea e vomito dovuti all’azione di agenti antitumorali, al trattamento di rigidità e spasticità muscolare per i malati di sclerosi multipla e quadriplegia, al trattamento di glaucoma, analgesia, crisi d’ansia, mancanza di appetito e stati convulsivi, oggi la cannabis è tornata a essere una terapia tanto promettente quanto difficile da reperire, in particolare per i pazienti europei. La mancanza della materia prima è un fattore fondamentale.
In Italia, ad esempio, la produzione dello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze non è in grado di soddisfare la domanda interna: vengono prodotti circa 10 kg l’anno, a fronte di un fabbisogno di oltre 100 kg. La canapa terapeutica è legale anche in Svizzera, sotto controllo medico, e la varietà in commercio non ha effetti psicoattivi, grazie al bassissimo contenuto di Thc (0,9%) e a un alto contenuto di cannabidiolo (Cbd). In Italia, come in Germania, Finlandia, Canada e Repubblica Ceca, si è costretti a importare le varietà prodotte nei Paesi Bassi, ma nei vari passaggi di mano i prezzi in farmacia diventano troppo elevati. La situazione cambia poi da Paese a Paese, in base alle decisione del legislatore, e in Italia addirittura di regione in regione. La Toscana e la Puglia sono all’avanguardia, molte altre, compresa la Sicilia, ancora totalmente impreparate. Tanti gli interessi in gioco e al centro del dibattito politico: dalle lobby farmaceutiche a quelli della criminalità organizzata.
Chi può reperirla dietro prescrizione medica gratuita in farmacia, come Alberico Nobile, 34 anni, tetraplegico a causa di un incidente stradale e residente a Talsano, in provincia di Taranto, deve ringraziare il proprio Servizio sanitario regionale. C’è chi poi si sta organizzando per l’auto-coltivazione, come Andrea Trisciuoglio e gli altri soci di "LapianTiamo", primo cannabis social club italiano che punta a produrre cannabis terapeutica per i malati italiani a 1,55 euro al grammo, contro i 25-30 euro delle farmacie. Ma in Sicilia per un malato di sclerosi multipla come Alessandro Raudino, 34 anni, che ne consuma circa 3 grammi al giorno, è economicamente insostenibile acquistare sia la cannabis di Stato che quella di importazione olandese, e senza l’esenzione del sistema sanitario è impossibile curarsi. Il 28enne Christian Ferri si trova nella stessa situazione. Ha avuto un gravissimo incidente stradale nel 2006, ma non gli è stata riconosciuta a pieno la sua invalidità. Da anni porta avanti atti di disobbedienza civile per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Pur avendo prescrizione medica per l’uso di cannabis è un auto-coltivatore perché disoccupato e senza pensione, non può e non vuole acquistare cannabis a prezzi esorbitanti in farmacia. A farne le spese sono i malati, che si trovano quindi a un bivio: coltivarla illegalmente rischiando il carcere o reperirla dal mercato nero. Ma in strada al vantaggio del prezzo di acquisto più basso corrisponde una totale mancanza di informazioni sulla quantità di principio attivo e sulla qualità delle infiorescenze, fattore fondamentale nella terapia, sia che vengano utilizzate tramite vaporizzatori, rollate nelle più comuni sigarette, o per ricavarne estratti di olio e capsule. Passerà del tempo prima che i governi riescano a colmare le loro lacune nella regolamentazione di produzione e commercio di cannabis usata a scopo medicinale, nel frattempo i pazienti sono costretti a fare i conti con tutte  queste problematiche, compresa la mancanza del Bediol dagli scaffali delle farmacie.
25.06.2017


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