Fotoreportage dai luoghi di frontiera riparo per i migranti
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Gli illegali di confine
alla prova del gelo
ANDREA QUADRONI E MICHELE LUPPI


Tempi duri per chi è costretto a trovare ripari di fortuna nelle ore più fredde. Nei giorni scorsi a Como le forze di polizia hanno proceduto allo sgombero dell’autosilo Val Mulini che era diventato dal maggio scorso il riparo per circa sessanta migranti rimasti fuori dal sistema di accoglienza. Per loro è stato predisposto, con l’aiuto dei volontari, il trasferimento in tre tende predisposte dalla Caritas diocesana nei pressi del Centro pastorale cardinal Ferrari, nel cuore di Como, a pochi passi da "Emergenza Freddo", altro storico rifugio per i senza fissa dimora aperto nei mesi più freddi dell’anno. Complessivamente a Como sono duecento i posti letto, tra permanenti e temporanei, messi a disposizione dei senza tetto e dei migranti da parte del mondo del volontariato, per lo più di matrice cattolica. Numeri importanti cresciuti a partire dalla grande emergenza dell’estate 2016 quando la stazione si era riempita di giovani migranti, molti dei quali minorenni, respinti dalla Svizzera o in arrivo da altre zone d’Italia: secondo quanto dichiarato dalle autorità cittadine sono state circa 60mila le persone in transito dalla città in direzione Svizzera negli ultimi due anni. "Una volta attivati questi posti il numero di quanti resteranno fuori dall’accoglienza non supererà la ventina", ha rassicurato il Prefetto di Como, Bruno Corda, nel corso di una conferenza stampa lo scorso 4 dicembre. Lo stesso Prefetto ha però negato l’apertura del Centro di via Regina Teodolinda, attivato a settembre dello scorso anno e destinato a migranti che non abbiano già formulato la domanda d’asilo in altri luoghi.
Situazioni critiche si registrano anche alle altre frontiere del nord Italia perché, nonostante la diminuzione degli arrivi (il ministero dell’Interno italiano parla di 5.641 a novembre a fronte dei 1.3581 del 2016) la mobilità interna non si è arrestata. Como detiene ancora il "record" italiano di tentativi di passaggio illegale oltre confine: 13.556 nei primi 10 mesi del 2017 registrati in Ticino dalle Guardie di Confine, in calo vertiginoso rispetto al 2016 (nello stesso periodo, erano 28.877). Cresce, però, la preoccupazione a Ventimiglia e al Brennero. "È strano - spiega Alessandro Verona, operatore di Intersos a Ventimiglia - nonostante il crollo degli arrivi via mare, le presenze alla frontiera italo-francese sono superiori a quelli dello scorso anno". La situazione, nel comune ligure, è ancora difficile: il campo al parco Roja ospita circa 500 persone e altre 200 vivono lungo il corso del fiume. Questo, in una città come meno di 26mila abitanti dove sia il sindaco, Enrico Ioculano, sia il direttore della Caritas, Maurizio Marmo, hanno ricevuto minacce per il loro impegno. Stando ai dati dell’associazione cristiana, a ottobre sono stati distribuiti 5.312 pasti alla mensa, in gran parte destinati ai migranti accampati lungo il fiume e nei pressi della stazione. "La presenza di questi accampamenti è molto preoccupante - precisa Verona - il Roja è soggetto a piene improvvise, specie in questa stagione, e il rischio è che possa ripetersi una tragedia come quella dello scorso anno costata la vita a un ragazzo". Quello di Ventimiglia resta il confine più pericoloso: dall’estate 2016 sono già 14 i migranti morti nel tentativo di passare la frontiera mentre, nello stesso lasso di tempo, un giovane africano ha perso la vita a Balerna e altri 5 al Brennero. L’ultimo, in ordine di tempo, è Abbas, morto sui binari della ferrovia il 31 ottobre, poco fuori dalla stazione di Bolzano. E il confine fra Austria e Italia è finito al centro delle cronache recenti quando un bambino di circa 5 anni, ora fuori pericolo, è stato trovato in ipotermia da agenti della polizia ferroviaria, nascosto sotto il pianale di un vagone di un treno merci alla stazione del Brennero. Sorte peggiore è toccata a Adan tredicenne curdo affetto da distrofia muscolare e morto il 7 ottobre a Bolzano, a seguito di una caduta, dopo una settimana di sofferenza, fra notti sotto i ponti e pomeriggi trascorsi all’aperto. Per lui nessuna accoglienza, perché, da fine settembre 2016, una circolare del direttore di Ripartizione politiche sociali, Luca Critelli, ha revocato la possibilità di essere accolti a chi, benché vulnerabile, sia arrivato sul territorio per chiedere asilo senza essere inviato direttamente dal Ministero. Al Brennero, il livello dei controlli resta alto: nei giorni scorsi il ministro degli interni austriaco Wolfgang Sobotka ha comunicato l’entrata in funzione di controlli trilaterali dei treni merci diretti in Tirolo con la possibilità di agire anche in territorio italiano per fermare "la migrazione illegale e il disumano affare dei passatori". Perché, nonostante le difficoltà, c’è chi continua a provare a passare la frontiera.
10.12.2017


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