Tra speranze e malesseri sul futuro dello stabilimento
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Operai delle Officine
sul treno per Castione
ANDREA BERTAGNI


C’è chi inizia alle 9.30, chi smonta alle 14, chi ha paura di parlare e chi ha solo 30 minuti di pausa pranzo. Il cancello sud delle Officine di Bellinzona si affaccia su un cantiere stradale. Ma in realtà i lavori in corso sono anche dentro lo stabilimento. Con un progetto: a Castione, frenato dai ricorsi: in fabbrica avvolto da speranze e preoccupazioni.
Tutta un’altra atmosfera rispetto a 10 anni fa, quando c’erano stati lo sciopero e il lancio dell’iniziativa per la creazione di un polo tecnologico-industriale, su cui si voterà in maggio. La compattezza di quei giorni è esplosa verso la commissione del personale, a cui un gruppo di operai, dopo un sondaggio interno, ha inviato una lettera di protesta per opporsi alla volontà di insistere con la petizione.
"Castione è un buon compromesso, l’iniziativa deve cadere", afferma Roberto Manetti. "Sentiamo tante belle parole, meglio essere concreti: Castione è l’unica soluzione", aggiunge Kim Mock.
Fabrizio Copes punta invece il dito contro la direzione. "Non ci fanno sapere niente, molti colleghi si ammalano di nervi: la verità è che dopo lo sciopero ci hanno bastonato". Pure Nicola Negrini se la prende con la mancanza di trasparenza. "Vorremmo essere informati meglio: invece c’è casino, l’unica sicurezza è che con il nuovo stabilimento non perderà l’impiego solo chi è in là con gli anni".
Alessandro Guldimann e Bryan Ferraro sono apprendisti. "Ogni soluzione va bene, basta che ci sia lavoro", sottolineano. La paura di rimanere scottati c’è comunque. "Abbiamo sentito tante promesse - dice Daniele Biaggi - spero solo che il progetto possa funzionare così magari potranno essere assunti anche quelli che all’inizio perderanno il lavoro". Sì, perché le Ffs sono state chiare. Dei 400 impieghi oggi presenti a Bellinzona, con il trasloco se ne salveranno circa la metà.
"L’importante è che il centro di competenze non finisca nel dimenticatoio - precisa Michele Galli - altrimenti dare continuità sarà dura". Diogo Domingos non vede l’ora. "Spero che Castione possa concretizzarsi al più presto, è un progetto meritevole". Biagio Cirillo è stato assunto da poco come interinale. "A 61 anni mi hanno dato questa splendida opportunità, ringrazio le ferrovie: tutte le aziende dovrebbero comportarsi in questo modo". Pure Yaltsin Saldarriaga è contento. "Sono stato assunto tramite agenzia: tutti qui vogliamo far vedere alla direzione generale delle Ffs che ci teniamo al lavoro".
Di sicuro le Officine non devono scomparire. Ne è convinto Michele Albanese. "Per il momento siamo positivi, anche se non sappiamo con certezza come andrà a finire". Marco Ruchonnet è deluso dalla politica. "Dieci anni fa ci hanno sostenuti tutti, oggi mi chiedo dove sono finiti". Sia quel che sia l’importante è non rimanere senza lavoro. "Castione va bene - annota Domenico Grimaldi - anche se il mio settore, quello dei carri merci non ci sarà più: spero di venir riqualificato". Anche perché fino a oggi, secondo Mirco Albertoni, nessuno ha ancora parlato di nuove formazioni. "Non sappiamo  a cosa stiamo andando incontro e io, che ho ancora 20 anni di lavoro davanti a me, mi faccio mille domande". Al futuro guarda anche Veselko Michelini. "Vorrei che qualunque cosa accada sia data sempre un’opportunità ai giovani".

abertagni@caffe.ch
24.03.2019


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