Voci e volto dalla manifestazione per il clima di Berlino
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"Dobbiamo lottare
per un'aria più pulita"
ALESSANDRO RICCI DA BERLINO


Scienziati, genitori, studenti, nonne, tutti in piazza allo sciopero globale per il clima che durerà sino a fine settembre (a Berna si svolgerà il 28) in diversi Paesi. Una marea umana con Greta Thunberg in prima fila a New York. In Germania oltre 250 città hanno partecipato all’iniziativa e venerdì 20 tanti hanno invaso Berlino, proprio mentre nel Bundestag si discutevano le misure per salvare la terra dagli effetti del mutamento climatico.
A guidare le oltre 250mila persone i ragazzi di Fridays For Future con i leader tedeschi Luisa Neubauer, 26 anni, e Jakob Blasel, 19, che dal palco hanno chiesto a gran voce un cambiamento repentino e nuove misure del governo. E questo è appunto solo l’inizio di una settimana di proteste che vedrà coinvolte numerose associazioni in diverse iniziative in tutto lo stato federale. La Germania, sesto Paese per produzione di CO2 con 799 milioni di tonnellate nel 2017 (Uba, Global Carbon Projekt) non ha ancora fatto molto, eccetto la previsione dell’uscita dal carbone entro il 2038. Tema che sta creando molti problemi di consenso al governo guidato dalla cancelliera Merkel, in particolare in Sassonia, dove sono presenti diverse miniere.
E per Isabel Tellier, studentessa di 28 anni è importante manifestare proprio in Germania. "Qui - racconta - ci sono tante industrie che inquinano, basti pensare a quella automobilistica e all’influenza che esercita sulla politica".
Tra i colori dei manifestanti ci sono diversi anziani che marciano accanto a coloro che potrebbero essere i propri nipoti per cambiare il mondo e combattere i negazionisti del clima. Come Sabine Stakelberg, 67, attivista della chiesa protestante. "Tutto il mondo - dice - deve far sentire la sua voce, è un crimine che le nostre vite vengano rovinate ed è importante che qui ci siano i bambini e tutte le nuove generazioni. Anche se non riusciremo a raggiungere nulla ora, è importante continuare a protestare".
E la grande partecipazione è dovuta anche al mutamento nell’opinione dei tedeschi, che sempre più hanno a cuore la causa del clima. Il 56% degli intervistati per un sondaggio di Infratest Dimap ritiene che i cambiamenti climatici avranno conseguenze terribili.
La Germania non sta raggiungendo i suoi obiettivi di protezione del clima: entro il 2020, le emissioni di CO2 dovrebbero diminuire del 40% rispetto al 1990 e probabilmente diminuiranno soltanto poco più del 30%. Al governo si rivolge Marco Kirsch, 22 anni, studente: "Quanto dobbiamo aspettare prima che la situazione diventi ingestibile? È l’ultima occasione per poter fare qualcosa, non solo in Germania ma in tutto il mondo"
Mentre i verdi vogliono vietare il motore a combustione entro il 2030, si punta innanzitutto ad ottenere il 65% energia da rinnovabili e al trading delle quote di CO2, ovvero far pagare le aziende più inquinanti, oltre ad una vera e propria Carbon Tax. Ma il problema di questa tassa è che andrebbe ad influire indistintamente su tutti i cittadini e favorirebbe solo le élite cosmopolite che possono permettersi investimenti in energia verde.
Al governo spetterà, quindi, il duro compito di proteggere il pianeta e di riuscire a salvare le proprie industrie, in particolare quella automobilistica, che potrebbe risentire più delle altre della Verkehrswende, la rivoluzione verde dei trasporti. Il tutto con una manovra da equilibristi, perché una cosa è chiara: anche con 50 miliardi di investimenti, non si farà spesa in deficit, nemmeno per salvare il pianeta.
22.09.2019


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