La seconda esistenza degli ex dipedenti di Campione
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"Il Casinò è fallito...
ma le nostre vite no"
ANDREA BERTAGNI


Il fallimento del Casinò di Campione d’Italia non ha mandato a picco le vite degli abitanti dell’enclave. Che si sono dati un’altra occasione. Nonostante le difficoltà. Come Christian Scolari, che, dopo un impiego da croupier, ha aperto un birrificio a Melano. Dove ha deciso di abitare. "Ho lavorato per la casa da gioco fino a quando è fallita, nel 2018 - spiega -, poi ho aperto la mia azienda, la No Land. Sta andando bene, sono soddisfatto". Per Scolari non è stato un vero e proprio salto nel vuoto. "Faccio la birra in casa da quando ho 18 anni e oggi che ne ho 38 ho trasformato la mia passione in un’occupazione". Certo, per il momento Scolari fa tutto da solo, anche se ogni tanto si fa aiutare da qualche collaboratore. E non lavora al cento per cento. "Sono impiegato in un altro birrificio", sottolinea. Ma il ventaglio di etichette si sta allargando sempre più. E un domani, chissà, le birre No Land potrebbero riempire molti più scaffali.
Anche Ezio Fazio e Federica Sassi sono rimasti disoccupati a causa del Casinò. Ma due mesi fa hanno rilanciato le loro vite con un bar take-away a Lugano. "Con altri due amici abbiamo avuto l’idea di un locale alla Starbucks - dicono sorridendo -, a poco a poco ci stiamo facendo conoscere e apprezzare, anche se certezze non ce ne sono. Ma quali erano le alternative?". Per Fazio e Sassi, aprire un bar è stato un vero e proprio terremoto. Di abitudini. "Per il Casinò facevamo il turno di notte, mentre oggi è il contrario, non è stato così evidente adattarsi ai nuovi ritmi dopo tutti questi anni".
Anche Alberto Zanisi faceva il croupier. E a 54 anni si è trovato davanti a un bivio. "Mi mancano ancora cinque anni alla pensione e alla mia età è praticamente impossibile trovare lavoro - afferma -. Così, assieme a Adria Ferrari, abbiamo aperto un bar nel quartiere Maghetti, perché siamo già del mestiere: è da quando ho 13 anni che servo caffè". Zanisi e Ferrari tengono duro. Nonostante le spese. "Che non sono poche - puntualizzano - ma cosa potevamo fare di diverso?". Anche perché Zanisi, pur essendo di Campione, si sente svizzero. "Tutta questa storia sul fatto che siamo italiani davvero non la capisco - dichiara -. Nell’enclave c’era solo la casa da gioco, se bisognava comprare un televisore si andava al Media Markt come tutti i ticinesi".
Anche Rosi Bianchi non è rimasta con le mani in mano. "All’inizio ho dovuto combattere con una certa diffidenza - racconta dal suo bar, il San Marino di Melano -. Lavoro venti ore al giorno e per fortuna molti clienti sono amici. Però mi sono buttata, ho investito molto nel locale e ho assunto anche due ex miei colleghi della casa da gioco". È ora di pranzo e il locale è ben frequentato. Come alla sera, quando arriva l’ora dell’aperitivo.
Gabriele Minola dal tavolo da gioco è passato alle strade. Fa il pattugliatore. Come tanti altri campionesi. "Il mio sogno è aprire un’officina per la riparazione di moto, ma serve l’apprendistato e a 47 anni non è evidente iniziare un tirocinio con una famiglia a carico". Dopo una vita da croupier, Minola non ci ha comunque pensato un secondo a reinventarsi. "Ho pagato la formazione di agente di sicurezza di tasca mia e nel frattempo ho fatto il giardiniere volontario a Campione, nel senso che tagliavo l’erba e curavo il verde del paese senza essere pagato". Molti concittadini di Minola stanno invece formandosi come autisti. Visto che diverse aziende di trasporto ticinesi stanno cercando personale.
Fabio Tonati al Casinò ha fatto tutta la gavetta. Fino a diventare ispettore di sala. Oggi si è riciclato dietro il banco di un piccolo negozio di alimentari e take away di Massano, Ul butegin. "Trentasei anni da croupier non sono pochi - commenta -, quando la casa da gioco è fallita mi mancava davvero poco alla pensione. Sono partito quasi per scherzo, ma non sono stato fortunato: mi sono dato da fare". Il negozietto di Tonati è proprio davanti a una scuola. All’ora di pranzo è tutto in via vai di studenti. "Ora è un mese che sono aperto - prosegue - ho investito parecchio in questo locale. E pensare che l’aveva visto un mio amico, poi l’ho preso io".
abertagni@caffe.ch
08.12.2019



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