A Johannesburg tra i simbili di una integrazione a metà
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L’apartheid al contrario
nel Sudafrica più povero
FEDERICO BASTIANI DA JOHANNESBURG


Johannesburg è una citta che ti riempie di vitalità e ispirazione, ma allo stesso tempo trasmette tristezza. È uno dei posti più complessi del pianeta". Così, l’attore americano Ryan Philippe, protagonista del film The Bang Bang Club, ha definito la capitale economica del Sudafrica dopo aver passato diversi mesi nella città per le riprese. Sono trascorsi ventisei anni dalla fine dell’apartheid, il tremendo sistema di segregazione raziale organizzato dai bianchi. Hendrik Frensch Verwoerd, l’ideologo dell’apartheid definiva questo sistema "una politica di buon vicinato per favorire lo sviluppo di ogni cultura in modo separato". Di fatto divenne un vero e proprio regime di controllo razziale sulla popolazione di colore. Fra il 1948 e il 1994 morirono (o sparirono) più di 15.000 persone ma dati ufficiali non esistono. Nelson Mandela ha guidato il Paese verso la riappacificazione evitando, di fatto, una vera guerra civile. Oggi il Sudafrica è la principale economia del continente anche grazie alle scelte di Mandela di non cacciare i bianchi dopo la fine dell’apartheid (come ha invece fatto invece Mugabe in Zimbabwe) perché sapeva bene che il Paese sarebbe collassato. Ha piuttosto cercato di favorire l’integrazione della popolazione di colore nel circuito economico che era monopolio dei bianchi. Ma cosa rimane oggi dell’apartheid dopo ventisei anni? Passeggiando per le strade di Johannesburg è ancora raro vedere coppie miste. In passato i matrimoni misti erano vietati dall’apartheid, l’ imprinting culturale porta ancora i suoi strascichi. Visitando la città si può notare come esistano luoghi frequentati prettamente da bianchi, mentre altri da indiani o di colore. Durante l’apartheid esistevano spiagge dedicate ai bianchi e ai neri e ancora oggi a Cape Town, avvertiamo questo retaggio storico, certe abitudini sono state silenziosamente metabolizzate nel Sudafrica del post apartheid.
Seppur Mandela e il suo partito, l’Anc, abbiano tentato di integrare la popolazione di colore nel circuito economico, si è innescato anche un meccanismo perverso. Nei supermercati di Johannesburg è impossibile trovare cassieri bianchi perché sono lavori con paga molto bassa che accettano solo le persone di colore che con quei salari sono costrette a vivere nelle township (baraccopoli costruite per segregare le persone di colore). L’Anc per tenere "buona" la popolazione nelle township, dalla fine dell’apartheid ha sempre provveduto a non far pagare le proprietà delle case così come l’elettricità. Il risultato è che oggi dopo ventisei anni il Sudafrica vive una grave crisi energetica. Ogni giorno gli abitanti del Sudafrica hanno blackout energetici di tre o quattro ore perché la società elettrica statale Eskom rischia la bancarotta. L’Anc che ha liberato il suo popolo, adesso è in difficoltà a chiedere ai suoi cittadini di pagare per avere dei servizi in case dove loro non hanno scelto di vivere. La disoccupazione è molto alta, oltre il 30% per le persone di colore, i bianchi sono affetti in minima parte perché a loro sono destinati lavori con competenze più elevate. Mandela introdusse il Black Economic Empowerment imponendo alle aziende delle quote (un percentuale di bianchi, indiani, coloured) per garantire pari opportunità. Ancora oggi le assunzioni nella tv di stato Sabc funzionano seguendo questi criteri. Molto spesso non esistono persone di colore qualificati per svolgere determinate mansioni, solo in questi casi si può assumere dei bianchi. Ecco che sui giornali europei spesso compare lo slogan "apartheid al contrario", per descrivere la situazione di difficoltà che i bianchi vivono nel Sudafrica di oggi. È vero che la crisi economica ha toccato un po’ tutti. È raro ma non è impossibile vedere persone bianche mendicare per le strade di Johannesburg. Resta il fatto che dopo ventisei anni dalla fine dell’apartheid, il Sudafrica è la nazione con il più alto tasso di diseguaglianza al mondo secondo il World Bank.
(2 fine - la precedente puntata è stata pubblicata domenica 26 gennaio)
02.02.2020


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