Terminal semideserto, edicola e bar aperti tra l'incertezza
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Cartoline da Agno
in attesa del verdetto
ANDREA STERN


Londra, Samedan, Amsterdam, Pula, Ginevra, Shannon… addirittura un volo diretto da Los Angeles. La lista delle partenze e degli arrivi previsti in settimana ad Agno è incredibilmente fitta e variata. Roba da non credere in un aeroporto che in molti chiamano "aeromorto". "Stamattina ci sono stati già quattro decolli - dice uno degli addetti ai servizi di terra -. Io e i miei colleghi abbiamo iniziato presto con le operazioni di sbrinamento di un aereo che doveva partire entro le sette. Poi le solite operazioni, rifornimento di carburante, spostamento di velivoli, pulizia, manutenzione". Inoltre gli addetti ai servizi di terra sono formati anche come pompieri. Per regolamento, all’arrivo di aerei di una certa dimensione almeno sette di loro devono essere presenti in aeroporto. "Anche dopo l’abbandono di Swiss - nota l’uomo - il lavoro non manca".
Perché ad Agno gli aerei continuano ad atterrare e decollare, nonostante da settembre non ci siano più voli di linea. "L’aviazione generale non conosce crisi - spiega Sandra Hodel, responsabile commerciale di Lugano Airport -. A gennaio abbiamo registrato un aumento dei voli e anche febbraio sta andando bene". Grazie a una meteo piuttosto clemente, ma anche alla praticità che lo scalo luganese può offrire a un certo tipo di clientela molto facoltosa. "Puntiamo molto sulla qualità dell’accoglienza - prosegue -. Aspettiamo i clienti a bordo pista e li accompagniamo al velivolo senza che debbano passare dal terminal. Sono in molti ad apprezzare questa comodità".
In effetti sul "tarmac" si notano diversi aerei privati, di cui un paio piuttosto grandi. "Questo ha dodici posti più un ufficio - spiega un addetto -. Se fosse utilizzato per voli di linea potrebbe sicuramente trasportare almeno una trentina di passeggeri". Un gioiello che contrasta con il triste spettacolo offerto dall’ultimo Saab 2000 rimasto in Ticino. Parcheggiato avanti a un hangar troppo piccolo per contenerlo, l’aereo che fu della fallita Adria Airways e prima ancora della pure fallita Darwin Airline è fermo per riparazioni da ormai più di un anno. "Non sappiamo se e quando tornerà a volare", dice un operaio.
Quasi un simbolo dell’incertezza che regna a Lugano Airport. Perché se sulla pista c’è ancora vita, il terminal è invece ormai semideserto. Il titolare del chiosco se la prende coi media. "Da noi arrivava gente da tutto il Luganese - afferma - perché abbiamo una vasta scelta di giornali internazionali e siamo aperti anche la domenica. Ma tanti clienti hanno smesso di venire da quando i media hanno iniziato a raccontare che qui è tutto chiuso. Il che non è affatto vero". In effetti parecchie attività resistono. In particolare due ristoranti, alcuni uffici e lo sportello di Lugano Turismo. Paradossalmente però il banco più affollato è quello di Swiss. Nonostante abbia abbandonato Agno, la compagnia aerea è ancora presente con tre dipendenti, che rispondono alle chiamate e vendono biglietti. Da Zurigo, ovviamente.
Sono una sorta di corpo estraneo in un aeroporto dove, con grande spirito di solidarietà, si continua a lavorare. Si cerca di non pensare alla minaccia che potrebbe concretizzarsi il prossimo 26 aprile. "La lettera di licenziamento l’ho ritirata ieri - afferma un dipendente -. Chiaramente dispiace. Non solo per me ma per tutto il Cantone che rischia di privarsi di una struttura importante per la sua apertura verso il mondo". In molti si sentono delusi. Traditi dalle forze politiche che in teoria avrebbero dovuto difenderli. "Sono gli stessi politici - afferma un addetto - che si sono fatti in quattro per i dipendenti della Navigazione del Lago Maggiore. Per noi invece nulla. Anzi, raccolgono firme per lasciarci a casa. Non riesco a capire questa disparità di trattamento. Anche i battelli inquinano".
Forse a mettere in cattiva luce l’aeroporto è stata una gestione un po’ troppo allegra. "È vero - riconosce un impiegato -, a livello manageriale sono stati fatti degli errori. Ma bisogna anche dire che non si è mai voluto veramente investire su questo scalo. O meglio, che ogni volta che si è provato a investire si è rimasti bloccati da opposizioni, ricorsi o referendum. Se si vogliono raccogliere dei frutti, solitamente bisogna prima seminarli".
astern@caffe.ch
23.02.2020


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