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Fra i molti che hanno ripreso l'attività lavorativa
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"Stiamo rinascendo così,
ecco la nostra nuova vita"
ANDREA BERTAGNI E MAURO SPIGNESI


All’Istituto estetico Niagara di Capolago, Natalya Aydemir sistema gli ultimi dettagli. Indossa la tuta bianca insieme ai copriscarpe come in uno studio medico. "Per i clienti che arrivano senza e che invece devono averle - racconta - ho anche le mascherine a disposizione. Per me l’importante è ripartire, guardare avanti. Siamo rimasti per troppo tempo fermi, è necessario riavviare l’attività. E abbiamo tutti bisogno di riprendere a fare fatturato. Ora tuttavia dobbiamo concentrarci sulla sicurezza e sull’igiene, anche se per me cambia poco perché certi accorgimenti li prendevo anche prima; avevo persino, per fare un esempio, le limette monouso". Nella settimana in cui alcune attività hanno riaperto, in questa prima puntata di un allentamento sperato, invocato, desiderato, le voci di imprenditori e artigiani sono tutte rivolte al futuro. Il blocco imposto dall’emergenza sanitaria li ha costretti a lunghe chiusure, a cancellare appuntamenti, a bloccare ordini. Ma anche a continuare a pagare le fatture e gli affitti. "La perdita di fatturato è sicuramente, insieme alla sicurezza, il nostro problema", spiega Rosy Dafond, parrucchiera a Minusio. "Per la sicurezza - riprende - abbiamo fatto il massimo. Per la perdita di fatturato purtroppo lavorare più di quello che le norme di sicurezza consentano non è possibile. La perdita sarà maggiore per le grandi aziende che non possono impiegare tutto il personale, il numero dei clienti è limitato, i costi fissi non sono più elevati e i costi derivati dalle norme di sicurezza sono maggiori se confrontati ai piccoli saloni".
Ognuno, insomma, prova a ragionare su come superare questo momento. Nei primi giorni, almeno, la risposta della clientela c’è stata. Anche probabilmente per un fattore psicologico molti sono usciti per andare dal parrucchiere o dalla manicure, nell’istituto di bellezza o dall’ottico. O per fare un massaggio che avevano prenotato tempo fa. L’assalto vero c’è stato nei negozi "fai da te", dove si sono formate lunghe file all’esterno per via degli ingressi limitati. Una scena che si è ripetuta anche davanti ai "fast food", in modalità unicamente "drive", dove si sono formate interminabili colonne di auto (in alcuni casi era presente anche personale della sicurezza privata per governare il traffico).
Da Capolago a Minusio, a un’altra sponda del lago di Lugano. In una Morcote insolitamente vuota e silenziosa, il locale di Tanja Leoncini, Art&Nail gallery, colmo delle sue sculture e con diversi pezzi della collezione di accessori che lei stessa disegna, è uno dei pochi aperti. "Ho programmato per bene gli appuntamenti - spiega Leoncini - distribuendo gli ingressi ogni due ore, in modo che non ci siano incroci di persone. Da tempo ho sistemato uno schermo di plexiglas che funziona da barriera tra me il cliente. Indosso da sempre la mascherina e pulisco gli strumenti che utilizzo per le unghie con uno sterilizzatore uguale a quello che usano i chirurghi. È importante offrire un servizio di qualità". Lo sguardo di tutti è rivolto al futuro. "Restare bloccati è duro - aggiunge Tanja Leoncini - l’importante adesso è tornare alla normalità e sperare che l’estate qui sul lago possa ridarci un po’ di ossigeno. Io sono sempre andata avanti piano piano, ho adottato sin da subito questa filosofia come segno distintivo. Da me torna periodicamente anche la prima cliente che ho avuto".
L’organizzazione degli spazi è uno dei problemi che hanno affrontato anche Regula Gusberti e Germano Renzi del Piccolo Borgo Hair & Beauty, istituto di bellezza di Mendrisio. Ad esempio hanno spostato all’aperto, davanti all’ingresso, la sala d’attesa. "Riceviamo per appuntamento - racconta Renzi - ma per evitare di avere nel locale più persone ci siamo organizzati in questo modo. Per il resto abbiamo distanziato alcune poltrone e quelle che sono rimaste rispettano le distanze minime richieste. Poi, misuriamo la temperatura al cliente e usiamo le visiere e le mascherine, oltre naturalmente i guanti. Molti accorgimenti, come la sterilizzazione di spazzole e forbici, li prendevamo già prima. Ma oggi per ripartire e recuperare il tempo perso il cliente deve avere la garanzia totale che nulla è lasciato al caso. Anzi".
Dal Mendrisiotto, ancora uno spostamento. Stavolta nel Locarnese. Qui anche Michele Nasso, calzolaio di Muralto, ha messo una barriera di plexiglas sul bancone. "La vendita è chiusa, faccio solo riparazioni - precisa - ho potuto aprire soltanto evitando il contatto diretto con i clienti". Riaprire è stato abbastanza semplice. "Ma - aggiunge l’artigiano - ripartire sarà dura, perché le difficoltà sono molte". Soprattutto chi ha piccoli laboratori, piccoli locali e deve fare i conti con un un giro d’affari limitato, con un fatturato che si regge faticosamente con le entrate mese dopo mese, fa una enorme fatica a ripartire. Le voci di una economia in frenata si intrecciano tra preoccupazioni e amarezza. Ma soprattutto nell’incertezza visto che settimana dopo settimana, se non giorno dopo giorno, le decisioni sulla sicurezza e sulla prevenzione sanitaria, cambiano in base all’andamento, all’effetto della pandemia.
"Ricominciare è positivo, ma ci sarà un prima e un dopo - sottolinea Luana Cavalli nel suo negozio di fiori a Locarno - per il futuro mantengo però l’ottimismo, anche se ho chiesto il lavoro ridotto e il proprietario dei locali dove svolgo la mia attività per fortuna mi è venuto incontro con l’affitto". Fioristi e fiorai hanno dovuto mettere in conto l’annullamento dei matrimoni. Per Luana Cavalli è stata una batosta perché si tratta sempre di cifre importanti che alla fine pesano nel bilancio annuale. "I clienti però stanno tornando - spiega ancora Luana - anche perché il mio è un negozio di quartiere".
Anche il negozio di ottica dove lavora Andrea Vanetta, in centro a Lugano, come tanti altri ha mantenuto il contatto con i clienti più affezionati durante il lockdown. "È il servizio che conta - spiega Vanetta - oltre alle richieste di lenti a contatto, avevamo anche le riparazioni di occhiali che dovevano essere restituiti ai clienti. Per il futuro sono ottimista". Insomma, per alcuni "la crisi va messa alle spalle", una frase che si è sentita ripetere spesso durante tutta la settimana. Quasi un modo, anche psicologico, per esorcizzare una situazione che mai si era presentata e che invece è diventata realtà. Imprevedibile. Dunque ottimismo, bisogna andare avanti anche con il lavoro ridotto. "E se la situazione non migliorerà - aggiunge Venetta - come personale faremo qualche sacrificio, ma non verrà licenziato nessuno".
Gli affari non sono invece calati nel negozio di Robin Riedi, specializzato in riparazioni di computer a Lugano, una delle attività che hanno sentito meno la crisi. "Siamo sempre rimasti aperti con un servizio di picchetto, anche durante il blocco - precisa Riedi - perché con il telelavoro in parecchi hanno avuto difficoltà e si sono rivolti a noi. Nei primi giorni abbiamo ricevuto centinaia di telefonate per un supporto".
La chiusura si è invece fatta sentire per il negozio di vini dove lavora Vittoria Fagetti, a due passi dal quartiere Maghetti. Anche perché chi opera nel centro delle città è penalizzato dalla chiusura degli uffici, con il personale che ha attivato appunto il telelavoro, e senza il passaggio dei turisti. "Non recupereremo il fatturato perso, che grossomodo è del 10% - annota Vittoria Fagetti - però i clienti progressivamente stanno tornando e in qualche modo ripagano i sacrifici che abbiamo affrontato, chiedendo e ottenendo il lavoro ridotto per il personale".
Poco lontano, nel centro estetico di Nathalie Page, le preoccupazioni iniziali per l’incertezza hanno ceduto ancora una volta all’ottimismo. E alla voglia di guardare al futuro. "Sì, siamo contenti - afferma la titolare - all’inizio non è stato facile affrontare l’emergenza soprattutto a livello psicologico, ma poi ci siamo date da fare anche con l’e-commerce. Ora che abbiamo riaperto rispettando tutte le misure di sicurezza al 100% la clientela è tornata. Come prima". Adesso si attende la seconda fase dell’allentamento. Più attività riprenderanno e più aumenterà la velocità dell’economia.
abertagni@caffe.ch / mspignesi@caffe.ch
03.05.2020


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