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Dallo sviluppo economico bresciano alla "depressione"
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Discariche e chimica
nella Terra dei tumori
MATTIA MARZORATI DA BRESCIA


Negli ultimi cento anni la città di Brescia e la sua provincia hanno conosciuto uno sviluppo economico eccezionale, principalmente grazie ai settori metalmeccanico ed estrattivo, dalle cui cave di ghiaia e sabbia deriva il nome di "terra dei buchi".
Il business dei rifiuti, dovuto alla presenza di queste enormi cave da riempire, e le strategie produttive incontrollate di numerose industrie hanno portato a conseguenze disastrose per il territorio e la popolazione. L’incidenza di tumori e patologie respiratorie è molto più elevata qui rispetto al resto del Paese: secondo uno studio pubblicato nel 2019 quasi tutte le tipologie di tumore interessano i cittadini bresciani in percentuali nettamente maggiori rispetto alla media dei cittadini lombardi e del resto d’Italia. Il tumore allo stomaco, ad esempio, colpisce 42,5 uomini e 13,6 donne ogni centomila abitanti rispetto ai 31,6 e 10,3 della media del Nord Italia (a sua volta più alta di quella nazionale). La provincia può vantare la presenza di uno dei più grandi inceneritori in Europa, una concentrazione di discariche fra le più alte del continente, il maggiore numero di siti radioattivi in Italia, la contaminazione da Pcb (policlorobifenili) più estesa e dannosa mai registrata al mondo, conseguenza del disastro dell’industria chimica Caffaro.
Gli abitanti di quest’area riflettono le contraddizioni di un sistema economico insostenibile, autodistruttivo e difficile da sradicare. I comitati pubblici e gli ambientalisti, che stanno cercando di combattere queste politiche, affrontano molto spesso la netta opposizione delle istituzioni e l’indifferenza della maggior parte dei loro concittadini, scarsamente informati e preoccupati di mantenere il benessere economico.
Marino Ruzzenenti, storico e ambientalista bresciano, lamenta una scarsa copertura mediatica di questa situazione: "Le testate italiane si sono ampiamente occupate della così detta terra dei fuochi nel casertano ma hanno avuto pochissima attenzione per il bresciano dove si stima che ci sia un quantitativo di rifiuti speciali circa dieci volte maggiore, per un ammontare complessivo di 100 milioni di metri cubi stoccati. Sono numeri impressionanti".
Centinaia di storie, alcune quasi invisibili e altre impossibili da ignorare, si intrecciano in un territorio che nel corso degli anni si è trasformato nel paradosso creato dall’industrializzazione e dal capitalismo.
Qui Carmine Piccolo, con le sue magliette gialle, corre e ricorda la moglie morta di leucemia nel 2014 per sensibilizzare gli abitanti sugli scempi ambientali perpetuati quotidianamente.
Qui Pierino Antonioli, dopo una vita da allevatore e contadino, ha visto le sue mucche sequestrate e uccise da un giorno all’altro perché il loro latte è risultato avvelenato dal Pcb disperso dalla Caffaro.
Qui Cristina Furnari offre trattamenti di bellezza gratuiti per tutte le donne che stanno lottando con un tumore. Molte cose restano sommerse dalle statistiche su qualità della vita, bassa disoccupazione e invidiabile produttività: rifiuti nascosti sotto l’asfalto delle autostrade Bre-Be-Mi e A4, parchi pubblici contaminati "non calpestabili" inclusa la scuola elementare Grazia Deledda, transenne arrugginite oltre le quali si trovano siti radioattivi mai bonificati come nel caso della Cava Piccinelli, contenente Cesio 137, a pochi passi dall’area ricreativa del Parco delle Cave.
19.12.2020


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