Gli imprenditori elvetici e la sentenza della corte europea
Immagini articolo
Nella mia azienda
il velo islamico...
EZIO ROCCHI BALBI E OMAR RAVANI


Come tutti i giorni, nell’aprile del 2006, Samira si presentò al suo posto di lavoro, alla reception della multinazionale G4S Secure Solutions di Anversa, in Belgio. Quel giorno, però, decise di indossare lo hijab, il foulard islamico. Inaccettabile per la direzione che, considerando il velo contrario alla "neutralità" dell’impresa, la licenziò. La stessa sorte, un paio d’anni dopo, capitò ad Asma, che rifiutò di togliere il velo nel suo ufficio alla Micropole di Levallois-Perret, in Francia. Anni di controversie giudiziarie, che hanno portato alla Corte di giustizia che, pochi giorni fa, ha emesso il suo verdetto: "L’azienda lo può vietare, non è discriminatorio".
Una sentenza a suo modo "storica", perché a differenza dei luoghi pubblici - dove l’interdizione del velo coinvolge più livelli, da quello politico a quello ideologico, e più leggi in conflitto tra loro - i giudici della corte europea stabiliscono una norma del diritto privato. In poche parole le imprese possono vietare alle proprie dipendenti, per regolamento interno, di indossare il velo sul posto di lavoro, ma anche qualsiasi segno visibile di tipo politico, filosofico o religioso. Una sentenza comunque destinata a far discutere, soprattutto se venisse automaticamente recepita dalla giustizia elvetica.
"Ma non è neanche il caso di fare una legge, basta il buon senso - commenta Franz Bernasconi direttore della Precicast di Novazzano -. Non è questione ideologica, ma semplice rispetto della congruità dell’ambiente di lavoro; nessun abbigliamento deve danneggiare l’azienda, e vale sia in senso operativo che d’immagine, tanto per la camicetta larga che finisce nel tornio quanto il velo a contatto con la clientela". Le regole sull’abbigliamento consono vengono precisate da Coop già in ogni colloquio di lavoro, come ricorda il portavoce della catena di grande distribuzione Urs Meier: "Le condizioni del regolamento aziendale vengono precisate in fase d’assunzione - spiega -. L’abbigliamento di lavoro delle nostre impiegate, ad esempio, non prevede nessun tipo di copertura per la testa, mentre nei magazzini si può portare qualsiasi tipo di copricapo". Dettami più o meno simili, ma con varianti regionali, sono adottati da Migros. "Spetta alla direzione delle varie cooperative scegliere le regole e le pratiche da applicare - aggiunge Lisa Krähenbühl, portavoce delle federazioni Migros Svizzera - . La sede di Zurigo, ad esempio, permette di portare il velo anche alle collaboratrici in cassa".
Indipendentemente dalle leggi, in ogni caso, è evidente che per imprese e aziende svizzere il problema - ammesso che lo sia - di avere dipendenti che sfoggiano simboli politici o religiosi viene automaticamente risolto dalle regole interne. "È così, i datori di lavoro possono continuare ad imporre ai loro collaboratori una tenuta ed un comportamento conformi all’immagine che vogliono veicolare, anche se differisce da quella del loro personale - conferma Sophie Paschoud del Centre Patronal di Losanna -. E quindi può anche a proibire i segni religiosi in generale, compreso il velo". "Il problema non è il velo, e il discorso è ancora più ampio perché riguarda l’insofferenza verso una religione da cui, a torto o ragione, molti si sentono minacciati - dice Alberto Siccardi, presidente della Medacta di Castel San Pietro -. Poi ogni imprenditore ha diritto di scegliersi i suoi dipendenti e ogni azienda adottare il suo regolamento, ma non siamo ipocriti, non parliamo di bandire segni visibili religiosi; se tra gli impiegati ci fosse un sick, di religione indù, col suo classico turbante nessuno direbbe niente, invece lo hiijab…".
Eppure anche grandi gruppi bancari formalmente attentissimi all’abbigliamento, come Ubs, sembrano escludere qualsiasi forma di pregiudizio e discriminazione religiosa nelle loro regole. "Se è per questo presso Ubs ci sono addirittura delle zone di preghiera, chiamate ‘multifaith room’ - dice la portavoce Nicole Kircher -. Sono aree dove correttamente si possono fermare a pregare persone di differenti fedi". Il ricorso al buon senso viene infine richiamato da due imprenditori ticinesi, a partire dal Ceo della Rapelli di Stabio, Glauco Martinetti, che pure definisce "monoculturale" la sua azienda: "Non mi sembra proprio un problema quello del velo islamico, soprattutto in un Paese come la Svizzera che vanta leggi del lavoro della massima liberalità - dice -. Certo, possono esserci problemi di immagine o di contatto con clientela che non gradisce, ma abbiamo anche aziende che non hanno mai avuto problemi anche con 27 etnie diverse impiegate, come un mio partner lucernese". "Sì, il velo non è e non deve essere un problema, men che meno ideologico - conclude Stefano Doninelli, Ceo della Dos Group di Mendrisio -. È solo una questione di buon senso imprenditoriale; che danno all’azienda può recare una dipendente con lo hijab che lavora al computer tutto il giorno?".

e.r.b./o.r.
19.03.2017


IL DOSSIER


I fatti e le opinioni
sulle vicende S.Anna
IL DOSSIER

Economia
in ostaggio
di "Prima i nostri"
LA SOLIDARIETÀ


La generosità dei ticinesi
per i pastori delle steppe
L'INCHIESTA


Interrogativi sulle eredità
degli anziani maltrattati
L'INCHIESTA


Meno sesso
a pagamento


POPULISMO
VS POPULISMO
È finito lo scontro
fra destra e sinistra
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La "pentola" siriana
minaccia di esplodere
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Dopo la presa di Mosul
tornerà la guerriglia
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Ecco le forze militari
sulla scena siriana
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Il nuovo mondo
secondo Trump
Mariarosa Mancuso
Mariarosa Mancuso
Premiata a Locarno
la parodia del cinema
Sandro Cattacin
Sandro Cattacin
Gli attributi razzisti
della cronaca nera
Ritanna Armeni
Ritanna Armeni
A Renzi non si perdona
la "rottamazione"
Paolo Bernasconi
Paolo Bernasconi
Non si sfugge
alle nuove regole
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Libere di essere
mamme e lavoratrici
Alessandra Comazzi
Alessandra Comazzi
I manicaretti in tv
rischiano il flop
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Il pane come simbolo
della condizione umana
Marino Niola
Marino Niola
Lo straniero riassume
tutte le nostre paure
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Soltanto la prevenzione
potrà metterci al sicuro
Filippo Facci
Filippo Facci
È un voto politico
che paralizza il Paese
Roberto Alajmo
Roberto Alajmo
La Grande Migrazione
non si fermerà da sola
Roberto Nepoti
Roberto Nepoti
Per un Festival à la page
un'inedita sezione 2.0
Antonio Sciortino
Antonio Sciortino
Le Famiglie vere
eroine nella crisi
Roberto Vacca
Roberto Vacca
La caduta libera
del mito della sicurezza
Andrea Vitali
Andrea Vitali
Zimmer frei

Sfoglia qui il Caffè

E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio

LE INTERVISTE

I protagonisti
della cronaca

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
18.04.2017
Il Dipartimento del territorio, in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni, mette in consultazione il progetto di Piano di utilizzazione cantonale (PUC) che pone le basi per la realizzazione del centro di addestramento e del poligono di tiro al Monte Ceneri [www.ti.ch/dstm-consultazioni]
13.04.2017
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, marzo 2017
06.04.2017
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da giovedì 6 aprile 2017 alle ore 17.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
02.04.2017
Consiglio comunale di Bellinzona: pubblicati i risultati definitivi
02.04.2017
Municipio di Paradiso: pubblicati i risultati definitivi
02.04.2017
Consiglio comunale di Paradiso: pubblicati i risultati definitivi
02.04.2017
Consiglio comunale di Riviera: pubblicati i risultati definitivi
02.04.2017
Municipio di Bellinzona: pubblicati i risultati definitivi
02.04.2017
Municipio di Bellinzona: pubblicati i risultati parziali (17 su 22 Uffici elettorali)
02.04.2017
Municipio di Bellinzona: pubblicati i risultati parziali (12 su 22 Uffici elettorali)
DOMANDE E RISPOSTE

Leggi »

La pubblicità
Per chi vuole
comunicare
con il Caffè
App
"Il Caffè+"
per iPad e iPhone
Scarica »
App
"Il Caffè+"
per Android
Scarica »
Rezzonico
Editore
Tessiner Zeitung
Vai al sito »
Gruppo
Ringier




I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Siriani in Usa
divisi
sull'attacco
di Trump

Eta
il giorno
della consegna
degli arsenali

RINGIER

Dufourstrasse 23
8008 Zurigo
Svizzera

info@ringier.com
+41 (0)44 259 61 11

Abo-Service:
0848 880 850

www.ringier.ch