La tragedia dei migranti dopo le morti sul tetto dei treni
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La frontiera diventa
come Mare Nostrum
MAURO SPIGNESI


Oltre la frontiera con il Ticino c’è la porta verso il nord Europa,  dove spesso ci sono i parenti e gli amici che attendono e una nuova vita. Ma oltre la frontiera si può trovare anche la morte. Ed è quello che è accaduto alla fine di febbraio al migrante del Mali rimasto folgorato dalla potente scarica sprigionata dalla linea elettrica della ferrovia all’altezza di Balerna, dopo essere salito sul tetto di un treno Tilo partito da Como per il Ticino. Un sistema utilizzato anche da un altro migrante rimasto ferito gravemente ieri, sabato, a Chiasso anche lui dopo essere salito sul tetto di un vagone a Chiasso assieme, probabilmente, ad altri suoi compagni.
Proprio oggi, domenica, tra Como e Balerna sarà commemorato quel ragazzo del Mali morto a febbraio. Ma non sono tragedie isolate. Sono migliaia, quasi cinquemila i profughi morti solo l’anno scorso nel tentativo di raggiungere l’Europa. Tentando  una traversata in mare che ha trasformato il Mediterraneo nel Mare Nostrum della disperazione, in quello è ormai il più devastante dramma dei nostri tempi.
Chi fugge dalla guerra o dalla fame, chi cerca un futuro lontano dal proprio Paese, non ha più alcuna paura. Sale sul tetto di un treno, ma sale anche su un camion che trasporta un orso polare. Come è successo nell’ottobre di due anni fa a un gruppo di africani che pur di raggiungere l’Inghilterra erano saliti su un camion a Calais viaggiando accanto al grosso animale. Non ci sono barriere, non ci sono vie di fuga impossibili per chi deve raggiungere un altro Paese. Si viaggia stipati, attaccati l’uno all’altro sfidando la morte. Alcune volte va bene, altre no. Come è successo ai 71 migranti morti dentro un camion frigorifero in Austria, al confine con l’Ungheria. La polizia trovò i corpi di donne, bambini e anziani in fuga dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iran. Sfidare la sorte, fare i conti con la morte, è quello che hanno fatto tanti altri migranti che si sono aggrappati agli assi dei Tir per andare via dalla Grecia. Alcuni di loro sono riusciti a percorrere quasi duemila chilometri, coprendosi bocca e naso con un fazzoletto per non respirare i gas di scarico. Gas di scarico che invece penetravano nel vano bagagli dei pullman dove si nascondevano altri disperati diretti dall’Italia al nord Europa.
Se la disperazione aguzza l’ingegno, ecco che ci si può nascondere persino tra una poltrona e l’altra di un treno, appiattendosi all’inverosimile per diventare  invisibili ai controlli. Salvo poi essere scoperti, come è accaduto a una decina di clandestini che cercavano di passare il confine tra l’Italia e la Svizzera. O  come il ragazzino eritreo che aveva cercato di passare il confine a Chiasso nascosto in un trolley.
Ma non sempre si riesce a sfidare la morte. Nel dicembre scorso, ad esempio, due profughi sono morti schiacciati da un treno merci in Austria, mentre un giovane algerino perdeva la vita  tentando di attraversare i binari a Ventimiglia, già teatro di un’altra tragedia con alcuni migranti travolti da un convoglio in una galleria.

m.sp.
19.03.2017


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