I parroci ticinesi spiegano come battere la crisi religiosa
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'La sfida del Vangelo
è la vera rivoluzione'
OMAR RAVANI


Le condizioni sono cambiate molto rispetto a qualche decina di anni fa: seguire la fede è diventata una sfida controcorrente - dice il parroco di Morbio, don Guido Pagnamenta -. Oggi il vero gesto rivoluzionario è seguire il Vangelo, viverlo giorno per giorno". Per il sacerdote è il mondo in generale ad essere cambiato. "La vita scorre troppo veloce, talmente tanto da appiattire ogni cosa - continua don Guido -. Dobbiamo smettere di pensare in orizzontale, accorgendoci che servono valori per uscire dal guscio che ci stiamo creando attorno". In tutto questo, un ruolo fondamentale lo gioca l’aggregazione. "Non è solo un problema della Chiesa, ma colpisce tutte le attività che richiedono un impegno - aggiunge il parroco,  attivo a livello diocesano nella pastorale giovanile -. Ormai è poca la gente che gioca la carta del rischio. Già, perché entrare a far parte della vita cristiana vuol dire ormai far parte di una minoranza.
E per essere attivi in una minoranza ci vuole coraggio. L’istituzione si sta dando da fare, propone anche attività interessanti. Ma sono pochi quelli che vogliono andare contro la maggioranza ormai omologata". Una minoranza magari composta da piccoli numeri, ma comunque sufficienti a far gruppo, perché come spiega il sacerdote, "la vera felicità nelle azioni che si compiono giunge quando si realizza che si fa parte di un gruppo e che da soli non è possibile proseguire - continua don Guido -. Si torna allora a riscoprire il concetto di gruppo, ciò che ha sempre fatto la forza del genere umano". Una forza che negli ultimi tempi è venuta a mancare, soprattutto all’interno delle associazioni religiose. "Una volta, grazie anche ad una società più povera, ma molto ricca di ideali, la chiesa e l’oratorio erano un vero punto d’incontro. Oggi ci si rifugia in casa, in balia dell’aggeggio tecnologico di ultima generazione. I più giovani hanno quasi completamente perso la voglia di incontrarsi per uno scopo che non sia solo il divertimento", afferma critico don Pagnamenta.
"Non faccio statistiche sul livello di partecipazione all’attività parrocchiale - dice don Ernesto Barlassina, parroco di Gordola e Lavertezzo Piano – è evidente che rispetto al passato quando la parrocchia rivestiva un ruolo centrale nella vita dei nostri paesi, siamo di fronte ad un calo di presenze dovuto anche ad un fenomeno più complessivo di integrazione sociale, di immigrazione, di persone che non sono legate al territorio". Ma più che di crisi della "civiltà parrocchiale", ovvero di quella forma di socializzazione che ancora nel secolo scorso ruotava attorno alla chiesa, agli oratori, e che faceva della parrocchia un fattore di integrazione socio-culturale, don Ernesto, parla di crisi delle pratiche religiose. "In compenso - aggiunge - da alcuni anni sono riprese con forza le attività giovanili della parrocchia, abbiamo il gruppo giovani, gli scout, le colonie estive".
Ma se le proposte ci sono, quello che manca è una solida risposta. "Purtroppo siamo di fronte solo ad una minima partecipazione dei giovani. Quando si organizza il torneo di calcio arrivano in tanti, ma poi…", osservano i preti della parrocchia di Mendrisio, lamentando anche l’assenza della famiglia, oltre alla perdita di punti di riferimento umani, prima ancora che religiosi.  o.r.
09.04.2017


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