Nuove "armi" danno più speranza ai malati di tumore
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Oltre il cancro c'è vita
e oggi fa meno paura
PATRIZIA GUENZI


Aumenta la sopravvivenza. Il tumore fa un po’ meno paura. Le cure si fanno sempre più mirate. Come l’immunoterapia, considerata la nuova frontiera della lotta al cancro. Un metodo basato sull’impiego di sostanze che agiscono sul sistema immunitario. A seconda delle circostanze induce, amplifica o sopprime una risposta "difensiva" dell’organismo. Non per niente la scoperta è valsa il Nobel per la medicina a due scienziati, James P. Allison, 70 anni, capo del dipartimento di immunologia dell’Anderson Cancer Center di Houston, e Tasuku Honjo, 76 anni, responsabile del dipartimento di immunologia e medicina genomica all’Università di Tokyo. Premiati proprio questa settimana. "È sicuramente una nuova arma, che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia, ma il miglior alleato resta la prevenzione, uno stile di vita sano", osserva il dottor Franco Cavalli, direttore scientifico dell’Istituto oncologico della Svizzera italiana.
Un’arma in più, dunque. In grado di aumentare, almeno in teoria, il numero di chi al cancro sopravvive. In media, in Svizzera (dati 2008-2012), considerando tutte le forme tumorali il tasso di sopravvivenza a cinque anni è del 65% negli uomini e del 68% nelle donne. Rispetto al periodo 1998–2002 l’aumento è di 9 e 6 punti percentuali. "Tutte le terapie a nostra disposizione - riprende Cavalli - si stanno sicuramente rivelando un ottimo modo per combattere la malattia. Nei Paesi ricchi si muore globalmente o in percentuale meno, è vero. Ma solo un quarto di questo successo è dovuto alle cure. Il resto è merito di una miglior prevenzione e di una diagnosi sempre più precoce".
Prevenzione e diagnosi tempestiva, dunque. Anche se le probabilità di sopravvivenza sono influenzate pure dalla localizzazione tumorale, dall’accessibilità ed efficacia dei trattamenti. "Pensiamo che ancora oggi quasi le metà dei pazienti non ce la fa", dice Cavalli. In Svizzera sono diagnosticati ogni anno 38mila nuovi casi di tumore e 16mila persone muoiono. E dalle statistiche emerge che in Svizzera fanno ancora giustamente paura i tumori del pancreas, del fegato e del polmone e il mesotelioma pleurico (tassi di sopravvivenza a cinque anni inferiori al 20%). Buone invece le prognosi per quello del testicolo, melanoma cutaneo, tumore della tiroide, linfoma di Hodgkin e tumore della prostata e seno (tassi superiori all’80%). "Grazie anche all’immunoterapia - riprende Cavalli -, alcuni tumori reagiscono molto bene alle cure. Mentre è in netto calo il numero di casi di cancro ai polmoni negli uomini, che fumano meno, e allo stomaco in generale. Scesi anche quelli al collo dell’utero, grazie alla diagnosi precoce, e al seno (le donne assumono meno ormoni contro i sintomi della menopausa)".
Tornando ai due Nobel, Allison e Honjo hanno in sostanza scoperto quelle molecole che tolgono il "freno" che blocca la reazione del nostro organismo. Favorendo quindi l’avvio di una reazione del sistema immunitario, in grado così di aggredire virus e batteri provenienti dall’esterno e quindi anche di colpire le cellule neoplastiche. "In teoria il nostro organismo dovrebbe essere in grado di farlo da solo, in presenza di una cellula cancerogena - sottolinea Cavalli -. Invece no, subentra una sorta di paralisi per cui la cellula cancerogena ha il sopravvento".
Se aumenta la sopravvivenza e se la lotta alla malattia è migliorata, alcuni tipi di tumore sono però oggi più frequenti rispetto ad anni fa. Come i melanomi, i tumori cattivi della pelle, a causa della maggior esposizione ai raggi ultravioletti. In aumento anche il cancro al polmone nelle donne, sempre più fumatrici. "Più frequente pure il tumore all’intestino, dovuto al consumo esagerato di carne", osserva Cavalli. E allora prevenzione, vuol anche dire che a tavola frutta, verdura e cereali non dovrebbero mai mancare.
pguenzi@caffe.ch
07.10.2018


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