La lunga storia del popolare gioco presente in 103 Paesi
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Il Monopoly "glocal"
per adattarsi alla realtà
PAOLO TAGGI


Un giorno di qualche anno fa la città di Atlanta aveva deciso di bonificare le due strade più degradate del centro storico, che nella classica versione italiana del Monopoly corrispondono al Vicolo Corto e Vicolo Stretto. Le proteste che si sono scatenate in tutto il mondo gli hanno impedito di rompere l’incantesimo creato dal gioco di società protetto da copyright più venduto nel mondo.
Sarà un caso, ma l’immagine moderna di Babbo Natale e il Monopoly sono nati quasi insieme. Il primo nel 1931, il secondo nel 1933. Fino ad allora, il più grande distributore del mondo prima di Amazon non aveva ancora deciso che il rosso era il suo colore preferito e aveva l’aspetto di un elfo o di un magro gigante. Fino ad allora un nuovo gioco di società viveva un solo Natale. Poi è arrivato il Monopoly e ha fatto la Storia. Come tutti i miti la sua origine ha i contorni incerti di una vera leggenda. Lo scenario è quello post crisi di Wall Street. Un meccanico che forse era ingegnere, Charles Darroow, ha portato a cena la famiglia proprio il giorno in cui è rimasto disoccupato. Nell’attesa, ha cominciato a disegnare ai bordi della tovaglia di carta le strade della sua città. Arrivato a casa ha usato come pedine i pendenti di un braccialetto della moglie. Voilà, il gioco era fatto. O quasi. Come spesso capita nessuno lo ha voluto produrre, ma l’inventore disoccupato ha rischiato anche quello che non aveva più. Ha prodotto 5.000 confezioni, le ha vendute tutte. Il Natale successivo i negozianti glielo hanno richiesto e due anni dopo la figlia del proprietario della Parker, che aveva rifiutato il gioco in un primo momento, ha convinto il padre a comprare il brevetto. Peccato che trent’anni prima la seguace di una alternativa teoria economica, Elizabeth Magie, avesse inventato The Landlord’s Game, un gioco di percorso molto simile al Monopoly. C’erano già la prigione e una ferrovia, caselle con terreni da acquistare e multe da pagare. Non c’erano gli imprevisti, ma le probabilità si. La Magie lo aveva definito un "folk game" con scopi educativi, ideato per contestare il concetto di proprietà. Comunque sia l’origine, conta il presente: oggi il Monopoly è giocato in 103 Paesi, grazie a 300 milioni di copie vendute. I perché sono tanti: la semplicità delle regole, i preparativi iniziali essenziali, la durata variabile di ogni partita, che può interrompersi in ogni momento con un vincitore parziale. La complessità della vita si semplifica in un’alternanza di lanci di dadi, trattative, imprevisti e probabilità. La fortuna ha logiche segrete ed è un alleato infedele della strategia.
Nel Monopoly, le leggi del mercato non sembrano spietate: in una versione per bambini al posto di case, alberghi e terreni si comprano botteghini di attrazioni da luna park e gli avversari pagano l’ingresso. In qualunque versione, come nella Swissminiature, mondi interi hanno i confini di uno sguardo: casella dopo casella ci si proietta in Jurassic Park e Guerre Stellari, The Walking Dead e in  miti e passioni: la Ferrari, le grandi Griffe, i Beatles, i Queen, Tex e Spiderman, Zelda e Mario Kart, i buoni e i cattivi della Disney, i Simpson, Sailor Moon, le squadre della Premier.
Cresciamo sempre più in fretta per ridiventare prima bambini. In una società che vorrebbe apparire giocosa e giocabile il Monopoly è un modo serio di giocarsi la realtà. In centinaia di versioni la sua indentità profonda rimane intatta, mentre le città la perdono, con i centri storici ridotti a una successione di negozi tutti uguali, disposti nello stesso ordine come come negli scaffali dei supermercati.
Centinaia di successivi coautori hanno adattato il Monopoly in altrettanti versioni tematiche, come esige lo spirito glocal  del tempo. Il sogno di ognuno è possedere la versione personale di ciò che hanno tutti.
Il valore degli oggetti plasmabili è legato al vissuto: la Bic di cui abbiamo morsicato il cappuccio può valere, per qualcuno, più di una Montblanc.
Ha successo ciò che pensiamo di poter ri-creare: quattrocentomila lettori hanno riscritto a loro modo Harry Potter. La signora Magie lo aveva capito con molto anticipo: nel tempo, i giocatori avevano scritto le regole dell’ultima versione del suo gioco precursore.
La Hasbro, proprietaria del brand Monopoly, chiama puntualmente a raccolta i giocatori per mandare in nomination le vecchie pedine, fare il casting di quelle nuove  (come il T-rex, la paperella di gomma e un pinguino) o testare nuove varianti. Tanto, come per i format e i miti, ogni reinvenzione successiva rimane proprietà di chi ha il copyright della versione originale.
C’è una sfida sempre aperta per trasformare il Monopoly in un format tv, oltre la versione banale con i giocatori al centro di una piattaforma  con le classiche caselle illuminate. I proprietari del marchio chiedono una scintilla in più. Che mi risulti, non l’ha trovata nessuno.
La democrazia ludica prevede che si consulti la popolazione del Paese quando gli viene dedicata una nuova edizione del gioco e spesso è Cenerentola a vincere. In Italia la piccola Albissola ha "eliminato" capoluoghi molto importanti. La Svizzera aveva una sua casella nella versione Europa Unita ma nel 2007 è partito in referendum per  l’edizione tutta sua. Glarona e Argovia hanno conquistato la posizione ambita dei Giardini della Vittoria. ll Ticino, ultimo, è stato escluso dal tabellone. Le proteste successive hanno avuto il merito di creare il desiderio che oggi viene soddisfatto. La soluzione ponte di un adesivo rossoblu - da applicare nella posizione preferita - è stato solo un espediente momentaneo.
Ed ecco il primo Natale con l’edizione Ticino, che promette un "viaggio indimenticabile" tra la Chiesa di Mogno, Gandria, Ascona, la Verzasca, il Castello di Montebello, il Monte San Giorgio. Ci sono la Tpl, le Ferrovie Luganesi e le notizie de Il caffè. In vetrina insieme all’edizione City Streets, con le mappe di Google al posto del tabellone tradizionale e a quella dedicata alla Teoria del Big Bang.
È così che Il Monopoly viaggia al passo del Tempo.
Nella versione Revolution il tabellone è circolare e si paga con carte di credito. Nella Live Edition, un dispositivo elettronico memorizza le proprietò dei giocatori, sostituisce i dadi e le carte lasciano il posto messaggi verbali. Il Monopoly portatile costa come un biglietto del cinema, ma quella realizzata da un gioielliere di San Francisco (tabellone in oro 23 carati, case e alberghi e dadi con rubini e zafferi e diamanti) vale almeno due milioni di dollari. a indicare i numeri dei dadi.
Per celebrare l’ottantesimo compleanno ufficiale, nel 2015, Hasbro Francia ha inserito in 80 scatole, perfettamente mimetizzate tra le altre, banconote vere. La più pregiata, valeva 20.580 euro. Nel 2006 la filiale italiana per lanciare la versione Ultimate Banking - che ha dato addio alle banconote classiche - ha distribuito 81 confezioni (su 60.000) contenenti una tessera molto speciale dal valore compreso da 100 a 10.000 euro in monete d’oro. Chi ha trovato la confezione giusta, ha vinto prima ancora di iniziare a giocare.
02.12.2018


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