Il Laboratorio cantonale vuole avviare una formazione
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Il Far West dei tattoo
troppi in Svizzera
PATRIZIA GUENZI


Chiunque può aprire uno studio di tatuaggi, si compera la macchinetta dai cinesi e via. Ma il rischio di fare danni è altissimo". Così dicono al Caffè alcuni tatuatori con anni e anni di esperienza sulle spalle, preoccupati soprattutto dal fiorire di studi in tutto il Paese. Mentre le autorità elvetiche sembrano sottovalutare i rischi, visto che ancora non obbligano i tatuatori ad avere un diploma né una licenza ufficiale per aprire uno studio. Gli unici cantoni ad aver legiferato per ora sono Berna e Neuchâtel, che non permettono di tatuare a domicilio e controllano regolarmente l’igiene e la serietà degli studi. "Mi sono sempre stupito di questa ‘libertà’ che la Svizzera concede - osserva Marco Bonacci, di Bonny tattooer a Lugano -. Eppure è una professione delicata e pericolosa". Pigmenti, conservanti, emulsionanti, sostanze chimiche, aromatiche... Il mondo dei tatuaggi nasconde parecchie insidie e veleni. Un mondo sempre più affollato. Una sorta di Far West vien da dire.
Per mettere un po’ di ordine e per tutelare la popolazione, Berna un anno fa ha obbligato i tatuatori a notificare la propria attività al rispettivo Laboratorio cantonale e a introdurre un sistema di autocontrollo. Laboratori che hanno il compito di vigilare. "Abbiamo fatto soltanto tre-quattro ispezioni - spiega al Caffè il direttore del Laboratorio cantonale, Marco Jermini -. Ci siamo fermati perché vorremmo avviare una formazione sulla falsa riga di quella che già esiste nella Svizzera tedesca. Purtroppo le due associazioni esistenti nel Paese, quella svizzera dei tatuatori e quella ticinese, non hanno trovato un accordo. Quindi siamo fermi".
Intanto, ci si affida all’autocontrollo. Sperando che i tatuatori siano persone professionali e serie. Che non si improvvisino. La professione richiederebbe regole chiare. Che ancora non ci sono, auspicate anche dalle varie associazioni di categoria. Il rischio di cadere nelle mani di un autodidatta che si improvvisa tattoo a domicilio è alto. Magari dopo aver comperato un kit su Internet. "Oggi l’associazione dei tatuatori professionisti presieduta da Luc Grossenbacher spinge i tatuatori ad avere l’etichetta di igiene, una sorta di certificazione che viene rinnovata annualmente - dice Fabio Poretti, tatuatore e titolare dello studio Bad Cat Tattoo e socio dell’associazione svizzera di categoria -. Esiste un obbligo di autocertificazione e ci sono una serie di liste di controllo dei pigmenti. La nostra associazione collabora con l’Ufficio federale di sanità per individuare e fissare le direttive adeguate in fatto di prodotti che si utilizzano e in fatto di igiene, per capire cosa fare esattamente. Un’esigenza questa che abbiamo sentito sin dal 1999-2000 quando sono nati i primi studi".  
Nell’attesa che il Laboratorio cantonale riprenda le ispezioni, attenzione, dunque, prima di "disegnarsi" la pelle. "Soprattutto durante le grandi fiere - avverte Jermini - dove i singoli stand non sono compatibili con la legge". Per verificare i prodotti utilizzati da uno studio esiste un elenco di inchiostri proibiti pubblicato sul sito dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare. Infine, se le due associazioni non troveranno un accordo in tempi brevi, conclude Jermini, "sceglieremo noi con quale delle due collaborare. E se non funzionerà neanche così riprenderemo i controlli. Subito".

p.g.
24.03.2019


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