Nuova modalità di ricerca traccia i percorsi degli stranieri
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Il Ticino che invecchia
senza flussi migratori
CLEMENTE MAZZETTA


E qui comando io, ogni dì voglio sapere chi viene e chi va". L’Ustat, l’Ufficio di statistica ticinese, come Gigliola Cinguetti, la cantante italiana che negli Anni ’70, pur non avendo l’età, rilanciava un vecchio motivo popolare: sapere chi viene e chi va. Almeno a casa propria. Ed è ciò che si è cercato di fare con il "caso dei percorsi migratori", pubblicato dalla rivista dell’Ustat Dati. Matteo Borioli e Francesco Giudici, per la verità, hanno cercato di capire qualcosa in più, grazie all’utilizzo di più banche dati sulla popolazione, intrecciando informazioni sul singolo individuo, la famiglia, la nazionalità, la residenza, i permessi, lo stato civile.
Seguendo la dinamica migratoria in un’ottica cosiddetta "longitudinale" hanno in sostanza provato a quantificare non solo chi arriva e chi va ma pure quanto tempo si ferma, dopo quanto tempo riparte e se riparte. Inoltre, come evolve il tipo di permesso di soggiorno, chi arriva alla naturalizzazione. O semplicemente se i giovani che giungono in Ticino sono gli stessi che ripartono e quanti anni restano.
L’obiettivo è stato quello di andare oltre alla tradizionale fotografia della popolazione, lo scatto che evidenzia solo in quanti siamo al 31 dicembre di ogni singolo anno. Osservando l’evoluzione degli immigrati in Ticino, i ricercatori hanno così cercato di capire come si caratterizza nel profondo la loro mobilità. Quali sono le dinamiche, come muta lo status di una persona nel tempo. Partendo però da un dato iniziale. Ovvero che, mentre in Svizzera la popolazione aumenta leggermente solo grazie alla migrazione - visto he il saldo naturale (nati/morti) è da tempo negativo -, in Ticino si è in presenza di un calo demografico. In sostanza, l’andamento naturale della popolazione (più morti che nati anche nel 2018, meno 656 persone) non è più controbilanciato dal flusso migratorio per il secondo anno consecutivo. Come dire: lo straniero arriva, ma poi se ne va via, e il Ticino invecchia.
L’immigrazione dunque come elemento fondamentale per la crescita demografica in un Ticino dove la fascia della popolazione più mobile è quella fra i 24 e i 28 anni. Nei due sensi, sia in entrata che in uscita: arrivano tanti giovani stranieri, ma se ne vanno tanti giovani ticinesi (vedi articolo a destra). Lo studio della mobilità degli stranieri è stato messo in relazione al permesso di soggiorno (da quello F, su su fino a quello C) di quattro generazioni di ragazzi nati all’estero che fra il 2010 e il 2017 avevano un’età fra 24 e 28 anni. Ne sono emersi otto profili e alcune interessanti considerazioni.
Il primo dato significativo è che  una parte non indifferente di giovani arriva in Ticino e vi resta solo per un breve periodo, generalmente un anno. Poi se ne va. Toccata e fuga, dunque. In particolare, il 12% delle persone giunte in Ticino nel 2013 - l’anno che ha registrato il saldo migratorio più alto ( 5.397) - è ripartito subito, entro i 12 mesi. Ma anche nell’arco dei cinque anni esaminati, sono stati di più quelli che sono partiti (il 65%) rispetto a quelli rimasti.
Non solo, tra  chi è partito, il 90% circa non è più ritornato in Ticino. Segno che quando uno decide di andare, poi non ritorna sui propri passi. Chi resta allora in Ticino? Soprattutto i giovani svizzeri nati all’estero (per il 12%) e i giovani stranieri dimoranti (8%). E poi i domiciliati (6,4%). Vale a dire chi può vantare la nazionalità o chi ha un lavoro, una professione. Ma anche il denaro.
c.m.
11.08.2019


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