Spazio alle donne nell'edizione 72 nella piazza locarnese
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Il Festival del cinema
ora parla al femminile
ROBERTO NEPOTI


Tornato a guida femminile, dopo la lunga pausa intercorsa dalla direzione di Irene Bignardi, il Locarno Film Festival di Lili Hinstin riserva uno spazio insolitamente ampio alle donne del cinema. Non si tratta, banalmente, di "quote rosa", ma di un maggiore equilibrio tra i due sessi, insolito per un grande festival; e che, si spera, verrà adottato da altre manifestazioni come Venezia, Cannes e Berlino. Basta scorrere il programma per constatare come le donne siano presenti a tutti i livelli: dalla regista Catherine Breillat come presidente di giuria, alle numerose cineaste e sceneggiatrici presenti in ogni sezione, al prestigioso Leopard Club Award, assegnato quest’anno a Hilary Swank. Premiata con l’Oscar per l’interpretazione di Maggie Fitzgerald, protagonista di Million Dollar Baby, la Swank è diventata un simbolo di forza e tenacia al femminile.
Non bastasse, anche il film d’apertura di questa 72° edizione è a firma di una donna. Lo ha diretto Ginevra Elkann, discendente della dinastia italiana Agnelli e già produttrice di un film presentato a Locarno dieci anni fa. Il suo Magari racconta una vacanza di Alma, Jean e Sebastiano, figli di genitori separati, ed è interpretato da Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio. Anche il Vision Award Ticino Moda è assegnato, per la prima volta, a una donna: Claire Atherton, la montatrice di Chantal Akerman, chiamata a raccontare il suo lavoro al pubblico locarnese.
Ma diamo una scorsa alle varie sezioni: ci sono molti nomi femminili; troppi per poterli elencare tutti. Si va da Notre Dame di Valérie Donzelli, commedia sentimentale dove la cattedrale parigina ricopre un ruolo centrale, e Instinct, dell’attrice olandese Halina Rejin, torbido dramma in cui una psicologa che lavora in carcere inizia una relazione con un serial-killer. Sembra promettente anche lo svizzero Die Fruchtbaren Jahre Sind Vorbei di Natascha Beller, commedia dolceamara su tre amiche trentenni alle prese con le pressioni sociali in tema di relazioni, carriera e figli.
Nella sezione Concorso Internazionale i nomi femminili sono numerosi: a cominciare da Maura Delpero, regista dell’unico film italiano (coprodotto con l’Argentina) in competizione: Hogar, imperniato su un centro argentino per ragazze madri e su tre personaggi, suor Paola e Lu e Fati, due ragazzine bruscamente costrette ad affrontare la maternità. È a due firme, Mina Mileva e Vesela Kazakova, Cat in the Wall, ambientato in un quartiere multietnico di Londra dove una famiglia bulgara entra in conflitto con i vicini a causa di un gatto abbandonato; mentre A febre di Maya Da-Rin è il ritratto di Justino, diviso tra Manaus, la città dove lavora, e la nostalgia del villaggio amazzonico in cui è nato.
Le donne non si negano neppure la partecipazione a "Crazy Midnight", lo spazio di seconda serata dedicato, da quest’anno, a opere che sfidano le convenzioni con la radicalità delle loro forme e dei loro personaggi. Oltre alla già citata commedia di Natascha Beller, tra i sei film che la compongono ci sono Greener Grass, commedia satirica diretta da un’altra coppia di registe: Jocelyn DeBoer e Dawn Luebbe. Dove si raccontano le vicende di una squadra suburbana di giovani calciatori, le cui madri sono in perenne competizione. Tra i nomi della sezione Cineasti del presente salta agli occhi quello di Jeanne Balibar. La brava attrice dirige e co-interpreta (accanto a Emanuelle Béart, che sarà presente a Locarno) una bizzarra commedia dal titolo Merveilles à Montfermeil; storia di un quartiere della cinta parigina il cui sindaco intende ristrutturare la vita degli abitanti con una scuola multilingue, la marijuana, l’arte della siesta e gli incentivi alla soddisfazione sessuale.
11.08.2019


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