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L'architetto Trentin e i murales delle zone degradate
"I graffiti sui palazzi
creano nuova bellezza"
ANDREA BERTAGNI


Non so se come architetto sarei felice di vedere un graffito su un mio edificio ma oggettivamente esistono murales di qualità". Luigi Trentin, docente all’Accademica di architettura di Mendrisio con studio a Chiasso, è sincero e realista allo stesso tempo. "Nelle periferie delle grandi città hanno avuto il pregio di riscattare dal punto di vista estetico edifici dismessi e infrastrutture fatiscenti - continua -, ma laddove le istituzioni prevedono la possibilità di spazi appositi non sempre, va detto, i risultati sono soddisfacenti".
E Trentin spiega: "Credo che molti artisti diano il meglio quando si tratta di operare velocemente, come nel caso di Banksy, il writer inglese, che ha raccontato di utilizzare la tecnica dello stencil, così da risparmiare tempo e non essere colto in flagrante". Vero è che non sempre lentezza significa cattivi risultati. Anzi. "In effetti non si può generalizzare, il più delle volte i graffittari riescono davvero ad abbellire luoghi poco gradevoli, ecco perché per esprimere un giudizio bisognerebbe sempre prendere in esame la singola opera, come ad esempio la sua qualità e la sua collocazione nel contesto paesaggistico e architettonico".
Va detto che la maggior parte dei murales delle metropoli sono illegali. "Il 90% non sono voluti - conferma Trentin - ma spesso sono il segnale che qualcosa stride, esteticamente intendo. Se ad esempio compaiono su una facciata di un edificio vuol dire che questo non è ben inserito nel tessuto urbano". E l’esperto utilizza una metafora: "Un graffito su un muro di un edificio è come il muschio che in un bosco segnala il nord, per l’architetto deve essere recepito come una critica al suo lavoro. Forse l’edificio che ha progettato presenta delle pecche".
08.09.2019


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