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Gli esperti commentano i risultati di uno studio nazionale
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Il sesso su Internet
può deviare la mente
ANDREA STERN


Internet mette a rischio la vita sessuale dei giovani. "Perché sul web si possono scoprire tutte le posizioni e le pratiche sessuali possibili - afferma Walter Beolchi, medico e sessuologo - ma non si impara la componente relazionale, non si impara la gestione dei sentimenti. La sessualità non è solo l’incontro del corpo di due persone, è molto di più. Affinché i giovani lo capiscano, resta quindi fondamentale il ruolo dei genitori e della scuola".
Soprattutto nell’epoca della società digitale. Come ha evidenziato uno studio del Fondo nazionale svizzero (Fns) nell’ambito del quale sono stati interpellati quasi 5mila giovani adulti. Coloro che hanno ricavato la loro educazione sessuale principalmente da Internet sono più propensi ad adottare dei comportamenti a rischio una volta adulti. Chi invece ha ricevuto delle basi dalla famiglia o dalla scuola sarà più prudente.
"Noi abbiamo spiegato tutto ai nostri figli - dice Giovanni Galli, psicologo e psicopedagostista -, ma vedo che ci sono genitori per i quali il sesso è ancora oggi un tema tabù. In casa non se ne parla. Così i giovani si informano in rete". Si informano ma non si formano. "No - prosegue Galli -, su Internet non c’è formazione. C’è un crogiolo di cavolate di cui i giovani si nutrono come se fossero in un fast food. Sul web non si approfondisce, non si ascolta, non si conversa".
Tuttavia Beolchi sottolinea che neanche nelle famiglie si conversa più. "Oggi, nel 2019 e non nel Medioevo, devo purtroppo constatare che in tante famiglie non si riesce a parlare di sessualità - dice il medico -. Forse è perché i genitori non sono pronti ad affrontare queste tematiche. O forse è perché i figli non reputano che i genitori siano idonei a discuterne con loro. Trovo che questo distacco sia molto grave".
E quindi chi deve intervenire? Secondo Galli, vista la latitanza di molte famiglie e l’inadeguatezza formativa di Internet, è importante l’intervento della scuola. "Io credo nella scuola - afferma - come luogo dove tutti dovrebbero poter ricevere la stessa formazione, dove possano essere livellate le differenze culturali". In altre parole, dove anche chi proviene da famiglie chiuse, poco inclini ad affrontare "certi" temi, possa avere ugualmente un’educazione sessuale sana.
"Ma a scuola non si insegna quello che interessa ai giovani - sostiene Susanna Paly, psicologa e sessuologa -. Il rischio è che il maestro spieghi sì, ma alla fine della lezione gli allievi rimangono con tutte le loro domande". Forse il problema, prosegue Paly, è che il docente non è la persona giusta per parlare di sesso. "In Ticino c’è questa concezione della sessualità come parte della vita - osserva -. Quindi si ritiene che tutti siano in grado di parlarne. Ma a volte davanti al maestro, così come davanti ai genitori, i ragazzi sono un po’ in imbarazzo. Non osano fare le domande che vorrebbero fare".
E allora? Si bloccano e vanno a cercare le risposte in rete. Proprio per eliminare questo ostacolo, spiega ancora Paly, in Svizzera tedesca sono stati creati dei team di educatori sessuali. "Sono degli esperti che vanno nelle scuole solo per parlare di sesso - dice -. Persone che gli allievi vedono una volta sola e con le quali si sentono quindi più liberi di dialogare, di fare domande, di esporre i loro dubbi". Comunque sia, conclude Paly, ogni tentativo è valido, purché non si resti in silenzio. "I giovani devono essere consapevoli che il loro corpo è prezioso - afferma -. Perché più si dà valore a se stessi, più ci si protegge".
a.s.
08.09.2019


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