Inchiesta della magistratura su 300mila campioni di sangue
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Svuotata a Ginevra
la banca delle staminali
PATRIZIA GUENZI MAURO SPIGNESI


A metà luglio i telefoni dei loro uffici nel quartier generale di Plan-les-Ouates, canton Ginevra, squillavano a vuoto. Ad agosto erano cominciate ad arrivare le prime segnalazioni di padri e madri che avevano affidato a loro, la Cryo-Save Ag, il cordone ombelicale dei figli. All’inizio di settembre è arrivata la certezza che qualcosa non stava funzionando. Il ministero pubblico di Ginevra, dopo una denuncia dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), ha aperto un’inchiesta contro i responsabili della banca privata di cellule staminali, la Cryo-Save Ag appunto. Si tratta di una sorta di multinazionale che in cinque anni nei propri forzieri ha incamerato qualcosa come 300mila campioni provenienti da tutta Europa, Svizzera compresa. Campioni che oggi, però, non sono più a Ginevra dove dovevano essere conservati per almeno 25 anni congelati in azoto liquido. "Già alla fine di agosto l’Ufsp ha radiato Cryo-Save Ag dall’elenco dei titolari di autorizzazione, dopo che la filiale di Plan-les-Ouates è stata cancellata dal registro di commercio ginevrino, l’azienda aveva trasferito in Polonia le cellule staminali conservate (secondo sue stesse indicazioni) e i referenti non risultavano più raggiungibili dalle autorità preposte", spiegano a SwissMedic.
Le cellule staminali del sangue  dal cordone ombelicale sono preziose. La mamma prima del parto decide se donarle, quindi metterle a disposizione di una banca pubblica, o conservarle nell’eventualità che suo figlio ne abbia un giorno bisogno. In questo caso il deposito va fatto in una banca privata ed è a pagamento. Gli esperti considerano tuttavia molto improbabile che le cellule staminali del sangue conservate in banche private possano essere riutilizzate mentre si è ancora in vita. È possibile che il sangue cordonale raccolto contenga una quantità di cellule staminali insufficiente per un trapianto. La scelta più sensata dal profilo medico, spiegano, è un deposito in un caveau pubblico, in quanto la rete internazionale di queste banche permette di creare una "solidarietà generale".
In Svizzera le due banche pubbliche ufficiali del sangue del cordone si trovano negli ospedali universitari di Basilea e di Ginevra (a fine giugno in totale erano depositate 4.828 unità). Qui fanno capo tutte le raccolte compiute nei vari ospedali e cliniche. "Purtroppo molti prelievi mancano all’appello perché durante il fine settimana non vengono raccolti i cordoni", osserva Paolo Tiraboschi, coordinatore di Ticinocord. Il nostro cantone ha iniziato nel 2008 la raccolta e oggi si contano 300 depositi. Il numero di donatori per fortuna è stabile "ma un’altra difficoltà, se così si può definire - dice Tiraboschi -, è che le banche pubbliche utilizzano criteri più severi rispetto a quelle private. Quindi non tutte le nostre raccolte alla fine si rivelano adatte per la conservazione".
Ma torniamo alla vicenda Cryo-Save. Già prima dell’apertura dell’inchiesta, decine e decine di famiglie si erano rivolte a Berna per avere spiegazioni. Alcune di loro avevano la necessità di far capo al loro deposito. E ora che si è scoperto che la bio-banca è stata svuotata. Solo dall’Italia, 15mila madri (come ha scritto il quotidiano la Stampa) vogliono sapere che fine hanno fatto i campioni di sangue del cordone ombelicale dei loro bimbi, utile nel trattamento di alcuni tipi di malattie pediatriche come leucemie e linfomi. La società peraltro, pur avendo una sede legale nel canton Svitto, è quotata in Olanda e ha diverse sedi in tutta Europa, compresa una operativa in Italia dove si può solo donare il sangue a ospedali privati ma se si vuole conservare bisogna affidarlo a bio-banche straniere, naturalmente pagando tra dai 3 ai 4mila franchi per il deposito.
p.g/m.sp.
22.09.2019


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