Vendite sorprendenti ma mancano regole e buon senso
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Invasi dai monopattini
"Convivenza difficile"
ANDREA BERTAGNI


Regole, rispetto e più spazi per la mobilità lenta. Di fronte al successo dei monopattini tradizionali e elettrici tutti - autorità, utenti e pedoni - devono impegnarsi. Anche perché sempre più dovremo fare i conti con questo tipo di "veicoli". In Svizzera, stando a produttori e commercianti, dall’inizio dell’anno le vendite sono schizzate verso l’alto. Il sito di commercio online Digitec Galaxus, ad esempio, nei primi sei mesi del 2019 ne ha quintuplicato la fornitura rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tanto che lo stesso rivenditore web propone un’ottantina di modelli. Soprattutto a clienti uomini fra i 30 e i 39 anni. "È un mezzo di trasporto che va sostenuto - dice Marco Vitali, presidente di Pro Velo Ticino -, rende in un certo modo più fluido il traffico. Ma servono delle nuove regole".
In effetti già solo tra pedoni e ciclisti la convivenza non è sempre facile. "È necessario lanciare delle campagne di sensibilizzazione - afferma Vitali -. Noi notiamo purtroppo che spesso manca il rispetto reciproco tra i vari utenti delle piste ciclopedonali. Ci sono pedoni che occupano tutto lo spazio, magari con un cane al guinzaglio, obbligando i ciclisti a fermarsi. Come ci sono ciclisti che superano i pedoni a tutta velocità, spaventandoli. E i monopattini elettrici sono un ‘elemento di disturbo’ in più". Si rende quindi ancora più necessario, sottolinea Vitali, allargare gli spazi per la mobilità lenta. "Sempre più gente va in bicicletta - dice - e anche i monopattini aumenteranno. Invece di fare come Lugano che chiude le strade meglio creare degli spazi per queste forme di mobilità alternativa".
Ad accorgersi del boom sono anche le grandi città europee come Milano e Parigi. Invase da questi nuovi mezzi di trasporto pratici per le brevi distanze e scelti sempre più soprattutto dai pendolari. La metropoli lombarda ha vietato a inizio agosto la circolazione dei monopattini a noleggio. Presto le due ruote dovrebbero però tornare su aree riservate.
Anche Carlo Zoppi, segretario dell’Associazione trafficio e ambiente (Ata) dice che servono più ciclopiste. "Bisogna che l’ente pubblico progetti nuove infrastrutture - precisa - altrimenti chi sceglie la mobilità lenta si sente minacciato e utilizza i marciapiedi".
Regole e spazi. Sembrano dunque essere queste le due condizioni per favorire una convivenza pacifica sulla strada. Nel caso dei monopattini tradizionali, ad esempio, che possono circolare sui marciapiedi a differenza di quelli elettrici (solo sulle strade, vedi articolo a fianco) serve anche rispetto. "Alla base deve esserci il buon senso - continua Zoppi - ma soprattutto rispetto per gli utenti più deboli come gli anziani, i bambini, i disabili". Per il resto il contatto visivo e qualche colpo di campanello possono ovviare alle situazioni delicate.
Ecco perché l’Ata ha da poco dato alle stampe alcuni opuscoli informativi. Ed è convinta che le autorità dovrebbero cominciare a gestire questa nuova mobilità. Che piace sempre più. Soprattutto nelle città. Per evitare incidenti e incomprensioni. Visto che nessuno deve prevalere sull’altro.
an.b./a.s
22.09.2019


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