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Oggi la medicina ha risolto così le lesioni dei legamenti
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Chirurgia più "soft"
per ginocchia sportive
PATRIZIA GUENZI


All’inizio degli Anni 80 il paziente che aveva subito una ricostruzione legamentosa del ginocchio doveva portare il gesso per 45 giorni. Oggi il giorno dopo cammina". Le parole del dottor Matteo Denti, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, rendono bene l’idea dei passi da gigante fatti dalla medicina dello sport e dalla chirurgia ortopedica.
E di ginocchio, di quello degli sportivi però, e di tutte le patologie che vi ruotano attorno, si è recentemente occupato il dottor Denti, come organizzatore e relatore, assieme al collega Danilo Togninalli, del simposio della Clinica Ars Medica di Gravesano, a cui hanno partecipato numerosi specialisti nazionali e internazionali che si sono confrontati alla luce delle attuali conoscenze ed evidenze scientifiche.  
Uno dei principali traumi cui va incontro uno sportivo che fa attività agonistica è la lesione legamentosa del ginocchio. Una patologia che riguarda, appunto, il legamento, in particolar modo il crociato anteriore. L’approccio chirurgico è diventato più soft. Anche se l’articolazione del ginocchio resta molto complessa. Fondamentale, quindi, l’esperienza del chirurgo. E la pazienza... del paziente. "Abbiamo notato che nel passato il ritorno allo sport è stato, in alcuni casi, troppo affrettato - dice Denti -, determinando un aumento delle ri-lesioni rispetto agli interventi chirurgici effettuati. In base alle evidenze scientifiche, ci siamo convinti che ritardando il ritorno all’attività e utilizzando tecniche chirurgiche innovative si sono ottenute percentuali di successo molto alte. Questo non solo negli atleti professionisti, ma anche in chi pratica lo sport per diletto". Non più "solo" sei mesi, dunque, ma almeno nove prima di rimettersi al cento per cento. "È questione di biologia - riprende Denti -: per ricostruire un legamento usiamo dei tendini che hanno cellule diverse e un periodo di adattamento più lungo".
Negli anni gli specialisti della medicina dello sport hanno perfezionato le più moderne tecniche mininvasive. Il che ha permesso di operare ad un livello di sicurezza estremamente elevato riducendo al minimo possibili complicanze. Anche nel caso di un impianto di protesi, ad esempio, intervento più frequente negli over (vedi sotto), per cui i materiali sono diventati molto più performanti. "Quando l’articolazione è distrutta, ad esempio in seguito  all’artrosi  - spiega il dottor Togninalli -, serve una protesi completa. L’indicazione all’intervento è dettata dal paziente e dall’estensione delle lesioni. Ricordiamo però che il ginocchio è più complicato dell’anca, un 20-25% di pazienti scontenti c’è sempre. Il motivo è semplice. Il ginocchio è molto individuale, mettere una protesi è come pretendere di infilare a tutti la stessa scarpa. Del numero giusto, sì, ma forma e tipo identici. Su questo aspetto la ricerca deve ancora compiere un vero salto".
p.g.
20.10.2019


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