In India sono salite disoccupazione e l'indebitamento
Tutti gli errori di Modi
che bloccano il Paese
LORETTA NAPOLEONI DA KERALA


Fino a poco tempo fa l’economia indiana era considerata quella che cresceva di più delle grandi nazioni. Si parlava di tassi tra il 9 ed il 10 per cento, intervallo necessario per garantire un lavoro a ciascuno dei 12 milioni di indiani che ogni anno si immettono sul mercato del lavoro. Nel 2014, quando Narendra Modi venne eletto promise proprio di occuparsi dei giovani, di rilanciare il paese grazie a loro. Poi, nella seconda metà del 2018, da un tasso di crescita dell’8 per cento si è passati bruscamente ad un modesto 5 per cento a giungo del 2019. L’economia indiana si è come sgonfiata. La disoccupazione è aumentata, piccoli commercianti, agricoltori, negozianti, chiunque aveva creduto nel miracolo Modi e si era indebitato per espandersi, è fallito. Il governo ha cercato di attribuire il rallentamento a fattori esteriori come la contrazione dell’economia globale, c’è chi ha perfino sostenuto che l’India non si è mai ripresa dalla crisi finanziaria del 2007, ma la verità è ben diversa. Dal 2014 ad oggi Modi ha commesso molti errori, alcuni gravissimi come le restrizioni sui contanti del 2016 che nel giro di pochi giorni hanno messo fuori circolazione l’86 per cento della valuta, misura che è costata centinaia di milioni alla piccola e media impresa.
Come se non bastasse la risposta del governo all’attuale crisi agricola, che ha portato a grosse carenze di prodotti importanti per l’esportazione, come le cipolle di cui l’India è il primo esportatore al mondo, è stata di vietare le esportazioni da un giorno all’altro per paura dell’inflazione interna, una decisione contestata violentemente dagli agricoltori.
In realtà i problemi economici sono strutturali, pare che quel tasso di crescita da capogiro, di cui tanto si lodava Modi, l’India non lo abbia mai raggiunto. Diversi economisti hanno contestato le statistiche ufficiali sostenendo che i numeri sono stati manipolati. Questo potrebbe rivelarsi il peggior errore dell’attuale classe dirigente: l’idea che il paese abbia perso così tanti punti percentuali di crescita ha scoraggiato l’investimento estero e gettato il sistema finanziario e produttivo nella depressione, fenomeni che certamente non aiutano una ripresa.
26.01.2020


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