Le condizioni socio-economiche incidono sul benessere
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Istruzione e reddito
per vivere 100 anni
ANTONINO MICHIENZI


Leonardo e Alessandro sono due amici di trent’anni. Il primo ha interrotto la sua istruzione alla scuola dell’obbligo, l’altro ha raggiunto il grado terziario. Ebbene, già oggi - a trent’anni - Leonardo sa che molto probabilmente vivrà quasi 5 anni in meno del suo amico. I nomi sono di fantasia, ma i dati sono quelli reali dell’Ufficio federale di statistica. E mostrano quale sia l’impatto sulla salute di un aspetto che apparentemente nulla ha a che vedere con lo star bene: il livello di istruzione.
Non ci si pensa quasi mai, ma è proprio così. Molte delle cause della malattia risiedono al di fuori della sfera della salute: il livello scolastico, il reddito, la posizione lavorativa, le relazioni sociali, l’ambiente in cui viviamo. Sono quelli che in gergo vengono definiti "determinanti sociali" della salute e che molto semplicemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come "le condizioni in cui le persone sono nate, cresciute, lavorano, vivono e invecchiano e il più ampio insieme di forze e sistemi che modellano le condizioni della vita quotidiana".
La scoperta della loro importanza è un affare abbastanza recente (risale al finire degli anni Settanta) e da allora si sono moltiplicate le ricerche che hanno confermato il concetto che chi vive in condizioni di svantaggio sociale tende ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a perdere autosufficienza, a essere meno soddisfatto della propria salute e a morire prima.
Difficile quantificare il loro impatto: i determinanti sociali tendono a interagire tra di loro, ma una grande mole di studi ci dice che contano molto nel plasmare il nostro destino. E che il loro impatto cresce gradualmente al crescere del disagio.
Qualche esempio arriva dal progetto europeo Lifepath che da qualche anno è focalizzato su questo argomento. Poco meno di due anni fa, per esempio, fece scalpore uno studio in cui emeerse come, una persona di 60 anni con un basso stato socioeconomico dimostrasse circa 6 anni in più in termini di funzionalità fisica rispetto a un coetaneo benestante. Un impatto enorme, più ampio di quello dovuto ad alcune condizioni croniche o scorretti stili di vita come la scarsa attività fisica (che toglie 5,7 anni di buona salute), l’obesità (5,1 anni in meno), il diabete (5,6 anni), l’ipertensione (2,3 anni). Di entità analoga è l’effetto sull’aspettativa di vita.
I determinanti sociali incidono sulla salute in innumerevoli modi. E se alcuni sono scontati, per altri, la ricerca sta ancora lavorando per capirci qualcosa in più. Per esempio, è chiaro che il reddito può determinare la qualità dell’abitare o l’accesso a particolari servizi sanitari; oppure che alcuni lavori meno qualificati possano esporre a maggiori rischi per la salute. Ancora, al calare dell’istruzione diminuisce la capacità di adoperare al meglio le risorse assistenziali offerte dal sistema sanitario, ma si riduce anche la consapevolezza dei fattori di rischio. Infatti, quanto più è basso il livello di istruzione tanto più frequente è l’adozione di stili di vita scorretti.
Ma lo status sociale incide in modi più sottili. Sempre dal progetto Lifepath arriva la conferma di un sospetto che era nell’aria da tempo: che la posizione socioeconomica interagisca con il nostro organismo tramite processi neurologici, ormonali, perfino genetici. A muovere questo ingranaggio potrebbe essere l’infiammazione: l’incertezza e le difficoltà economiche possono provocare infatti forme di stress psico-sociale che innescano processi di infiammazione cronica. Sono questi ultimi ad aprire la strada a problemi cardiovascolari o altre malattie non trasmissibili e a trasformare la realtà sociale in un fenomeno biologico.
26.01.2020


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