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La storia di un tecnico appenzellese e di sua moglie
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"Porto la doccia e il cibo
nelle periferie brasiliane"
GIUSEPPE BIZZARRI DA RIO DE JANEIRO


Pochi agiscono senza alcuna aspettativa per i risultati ottenuti con le proprie azioni. Eppure, questo tipo di condotta, secondo il Karma yoga, genera una forza liberatoria e unificatrice, per se stessi e gli altri. Peter Rechsteiner e sua moglie, Rochelle Rechsteiner Marinho, non sono certamente yogi e tantomeno cercano se stessi nella vita. Ma la loro partecipazione al progetto sociale brasiliano, "Chuveiro Solidario", doccia solidale, ha aperto nella loro viat in Brasile un cammino libero da pregiudizi sociali e culturali. Peter è di Herisau, Appenzello Esterno, mentre Rochelle è di Natal, la capitale del Rio Grande do Norte, dove la coppia si è trasferita da dieci anni, dopo avere lasciato alle proprie spalle una stabile vita in Svizzera. &softReturn;     "Un giorno Peter - racconta Rochelle - mentre parcheggiava dove erano installate le docce per i senzatetto di Chuveiro Solidario, mi chiese: che cosa è quello? Risposi che era un progetto molto bello per portare acqua, ma anche abiti, alimenti e sostegno tra la gente che viveva in strada. Notai subito il suo immediato interesse. In seguito, lo portai nella sede del gruppo che aveva dato vita al progetto, dove Peter sembrava che ne facesse già parte da molti anni. Capii subito che avrebbe partecipato. Sono anch’io legata al progetto, ma lui è in prima linea, già da due anni". Doccia Solidale è nata nel 2017, quando il gruppo solidale "Anjos da Madrugada" pensò d’installare su una struttura con lavabi, specchi e acqua calda per i senzatetto di Natal. &softReturn;      "Uso la mia auto - racconta Peter - per rimorchiare il trailer. Cosa faccio? Guido, pulisco, separo la roba sporca, controllo il transito, apro la porta delle docce e aiuto la gente a entrarci. Molti di loro sono dipendenti chimici e alcolizzati. Prima di lavarsi parlano poco, ma quando hanno finito di lavarsi e indossano vestiti puliti, assumono una nuova identità. Li vedi cambiare in pochi minuti e quando non parlano, cantano. Rimango incantato per questo contatto fisico che ho con loro". Aggiunge Rechsteiner: "Abbiamo avuto molto dalla vita e i senzatetto non hanno nulla. Ogni volta che offro loro un minimo di conforto, torno a casa felice, ma in realtà sono io a ricevere qualcosa, ossia gioia".
A causa della pandemia, il progetto è sospeso, ma lui continua a lavorare nella manutenzione dell’attrezzature. Peter, anche se non lo sa, agisce come un Karma yogi. Ama aiutare tutti. È altruista, pragmatico. Rochelle ha conosciuto suo marito pochi giorno dopo essere giunta in Svizzera, dove si era recata per studiare tedesco.
Lei, divorziata con un figlio e Peter, vedovo, anche lui con figli. "La vita va sempre dove deve arrivare", sostiene Peter che non ha mai lavorato in attività solidali in Svizzera. Rochelle è kardecista e lavorava in un ospedale di Herisau, dopo avere frequentato il corso della Croce Rossa, mentre lui era designer d’illuminazione, dopo avere svolto vari lavori nella vita, tra cui riparare macchine da scrivere e fotocopiatrici. Rochelle non voleva tornare in Brasile, ma il marito, dopo la morte della madre, aveva iniziato a coltivare l’idea. "Ricordo ancora quando arrivammo all’aeroporto di Natal e lui esclamò di sentirsi in casa". Aggiunge Peter: "Non pensavo d’emigrare, la vita in Svizzera era ottima, avevo una buona rendita, una base finanziaria, ma poi ho conosciuto Rochelle. Ricordo che rimasi impressionato per la miseria incontrata nel primo viaggio in Brasile. A Natal ho una vita semplice e tempo per me stesso. Mi occupo di turismo, ma non lavoro per mantenere la famiglia".
Rechsteiner torna in patria circa tre volte l’anno per vedere i figli. "Peter è molto popolare a Herisau, ma lo è anche a Natal, dove i senzatetto, ci salutano con gioia", specifica Rochelle. "Tornare in Svizzera? Non ci penso, ma non si sa mai cosa accadrà domani", afferma Peter che, sorridendo ha imparato ad amare senza aspettarsi nulla in cambio.
11.07.2020


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