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In ricordo di Erminio Ferrari, giornalista e scrittore
Immagini articolo
Eskimo e  sciarpa rossa,
passione e giornalismo
LILLO ALAIMO


Se arrivi al giornalismo forgiato dalle passioni e dall’impegno civile, il tuo lavoro sarà diverso. Unico. Se arrivi al giornalismo affamato di curiosità per le storie della gente di montagna, per le loro vite, per le tragedie vissute nelle "terre alte"... la tua professione sarà altra cosa. Se arrivi al giornalismo col desiderio di raccontare la quotidianità di ognuno tra diritti e doveri calpestati, sottolineando appena possibile ingiustizie e iniquità... allora il tuo sarà un giornalismo ogni volta prezioso. Una traccia nella memoria di chi ti legge.
Erminio Ferrari è morto l’altro giorno fra le sue montagne. Era arrivato al giornalismo, prima all’Eco di Locarno e poi alla Regione, dalla passione e dall’impegno civile. E per questo ha lasciato molte tracce. Pur avendo appena, sì, appena 61 anni.
Forgiato dalle passioni e dall’impegno civile. Appena oltre la frontiera, una linea immaginaria, inesistente per chi frequenta e ama le "terre alte" e la loro gente. Non c’è Italia, non c’è Svizzera. Non c’è Piemonte, non c’è Ticino. È la terra. È la gente.
Erminio ha vissuto da sempre a Cannobio, sulla sponda piemontese del Verbano. Ha sfamato la sua curiosità e coltivato passioni e impegno civile sin dall’adolescenza. Nel pieno dell’onda lunga del ‘68. Gli Anni Settanta per lui sono stati tempi di impegno civile e prima ancora di scoperta dei perchè di quelle tensioni sociali.
Per molti, qui e altrove, quegli anni furono una sorta di blocco di partenza per un percorso che terminare ad appena 61 anni... è oggettivamente troppo breve. Quegli anni, quegli anni Settanta a Cannobio sono stati un piccolo grande laboratorio per lui. Quegli anni Settanta lo hanno reso ancora più profondo. Più curioso di sapere. Più affamato di conoscenza. E la sua profondità lo ha reso sempre più sensibile. Prima alle storie raccolte sulle "terre alte" - di qua e di là di una frontiera che esiste solo per gli ottusi - poi tra le pieghe di un mondo via via più lontano dal Piemonte, dal Ticino, dall’Italia, dalla Svizzera. Più lontano dalle sue e dalle nostre terre.
Erminio ha saputo però intrecciare sapientemente il suo piccolo grande mondo con le vicende di questo pianeta. Aveva... già, ora occorre pensare e parlare al passato dicendo di lui, Erminio aveva trovato un equilibrio tra la realtà che lo aveva visto e lo vedeva crescere e i mondi lontani che sul suo giornale quotidianamente raccontava e, soprattutto, commentava. Era la penna più delicata, abile e sapiente.
Ha saputo raccontare le "terre alte" fra le pagine dei giornali, ma soprattuto su quelle dei suoi libri. Letteratura di montagna. Perché "modellato" dalla passione.
Ha saputo raccontare il nostro mondo perché temprato dal suo impegno civile. Dalla sua profondità. Dalla sua sensibilità. Delicatezza d’animo. E capacità di scrittura.
Dalle "terre alte" è passato da un luogo all’altro. Dalle "terre alte" è andato da un mondo all’altro. Infischiandosene delle frontiere.
"Dio del cielo, signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna. Ma ti preghiamo, ma ti preghiamo, su nel paradiso, su nel paradiso lascialo andare per le tue montagne".

Post scriptum. Erminio era innanzitutto un amico. Dai primi anni di scuola ai primi articoli su Dialoghi, il giornaletto del paese. Dall’eskimo verde e la lunga sciarpa rossa all’organizzazione dei cineforum. Dai tormenti per le prime morose ai seminari di etica seguiti di nascosto bigiando giorni di liceo.
Erminio è innanzitutto un amico. Il suo paradiso, dove il "signore delle cime lo ha lasciato andare", è nei ricordi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
alaimo@caffe.ch
17.10.2020


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