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Nuovi divieti di fumo per contrastare le polveri fini
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L'onda verde travolge
persino le sigarette
ANDREA STERN


L’onda verde travolge pure le sigarette. Accusate di inquinare addirittura più dei tir. In otto minuti di fumo - ha dimostrato una ricerca del pneumologo milanese Roberto Boffi - si emette un quantitativo di polveri fini e ultrafini quattro volte superiore a quello emesso nello stesso lasso di tempo da un mezzo pesante con motore diesel acceso al minimo.
Impressionante. L’avesse saputo il cowboy della Marlboro probabilmente avrebbe sostituito la sigaretta con un giglio di campo. Ma non lo sapeva. E così non solo è morto di cancro ai polmoni, ma ha pure lasciato ai suoi posteri un mondo più inquinato sebbene si spostasse a cavallo. Oggi invece non ci sono più giustificazioni. Se ne è resa conto la città di Milano, che nell’ambito di un pacchetto di misure per migliorare la qualità dell’aria ha deciso di vietare il fumo all’aperto a partire dal 1° gennaio 2021, tranne dove sarà possibile mantenere una distanza di almeno dieci metri dalle altre persone. "L’ottima notizia è che anche i politici hanno preso coscienza della nocività del fumo. I cittadini l’avevano capito già da tempo", commenta Alberto Polli, presidente dell’Associazione non fumatori.
Effettivamente per le sigarette è da anni che tira vento contrario. In Ticino già nel 2006 vennero bandite dai luoghi pubblici con il sostegno di una maggioranza quasi bulgara (79,1% dei votanti). "Allora c’era chi parlava di attentato alla libertà - ricorda Polli -, oggi praticamente più nessuno rimpiange i tempi in cui si fumava al ristorante". Eppure la politica fatica a compiere il prossimo passo, come dimostra la netta bocciatura in Gran Consiglio, l’anno scorso, delle tre mozioni di Nadia Ghisolfi (Ppd) che chiedevano di vietare il fumo nei parchi gioco, alle fermate dei mezzi pubblici e davanti alle entrate degli edifici pubblici.
Milano è andata oltre, dunque. Ma non diventerà il Bhutan, dove è vietato fumare praticamente ovunque tranne che in casa propria. La produzione e la vendita di sigarette sono vietate, mentre consentita è soltanto l’importazione di piccoli quantitativi di tabacco. Sarà forse anche per questo che il piccolo Paese asiatico brilla nella classifica dell’indice di Felicità interna lorda (Fil), da lui stesso promosso? Non è dato sapere. Ma si sa che in Bhutan la gente ha accolto di buon grado un divieto che solo inizialmente poteva apparire estremo.
"A volte può essere utile - riprende Polli - introdurre il divieto a titolo sperimentale, provvisoriamente. Come ad esempio hanno fatto alcune città spagnole vietando il fumo in strada per contrastare la diffusione del Covid-19. La gente si abitua in fretta a un mondo senza fumo, si rende conto che è più pulito e molto più sano".
Come in Costa Rica, un Paese che ha conosciuto un forte aumento del turismo dopo aver introdotto uno dei divieti di fumo più restrittivi al mondo. Dal 2012 la sigaretta è bandita non solo nei luoghi chiusi ma anche in parchi, stadi, campus universitari, stazioni e porti. E senza nemmeno la possibilità di creare delle apposite zone fumatori.
È la direzione che stanno prendendo diversi altri Paesi. Con in testa la Nuova Zelanda, che vuole diventare la prima della classe. L’obiettivo del governo è di avere una nazione interamente smoke-free entro il 2025. Per tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente è stato spiegato.
astern@caffe.ch
21.11.2020


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