Da La Motta a Bolt i grandi atleti sbancano il botteghino
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I "campioni da film"
dallo sport al cinema
MASSIMO SCHIRA


In principio, sono stati soprattutto i grandi pugili a stuzzicare la fantasia dei cineasti. Spesso figli dell’emarginazione, tanti giovani hanno trovato la propria riscossa sociale grazie alla "nobile arte". E le loro movimentate storie si sono poi "facilmente" prestate ad essere trasformate da biografia a pellicola. Tre nomi su tutti: Muhammad Ali, Jake La Motta e Rubin "Hurricane" Carter. Complice la perdita di appeal della boxe e la crescita di visibilità da parte di personaggi figli di altre discipline sportive, il "cast" degli atleti ideali ad essere trasformati in icone da film si è notevolmente allargato negli anni. Fino ad arrivare agli ultimi due film a sfondo sportivo di questa fine di 2016. Entrambi dedicati a grandi velocisti dell’atletica leggera. Il leggendario Jesse Owens da un lato e il fulmine Usain Bolt, dall’altro. Ma occorre andare con ordine.
Partendo dal film che, per la sua elevatissima qualità, ha finito col fare scuola nel genere biografico dedicato ai grandi atleti dello sport. Il lungometraggio è ovviamente "Toro Scatenato", pellicola in cui Martin Scorsese racconta in modo magistrale la vicenda del peso medio italo-americano Jake La Motta. Riuscendo nella difficile impresa - grazie alla sontuosa interpretazione di Robert De Niro nei panni del protagonista (premiato con l’Oscar nel 1981 quale miglior attore protagonista), ma anche di Joe Pesci nei panni del fratello Joey - di raccontare in modo molto personale il "vero" La Motta. Personaggio problematico, brusco, paranoico e dai moltissimi problemi personali. Considerato una delle migliori pellicole statunitensi della storia, "Toro Scatenato" ha aperto ad inizo anni Ottanta un vero e proprio filone. In cui si sono inseriti altri grandi nomi di Hollywood e non solo.
Restando nel mondo della boxe, non poteva mancare un regista che osasse sfidare la storia del più grande di tutti i tempi, ossia Muhammad Ali. Bisogna però attendere l’inizio del nuovo millennio, quando Michael Mann trasforma letteralmente Will Smith (anche fisicamente) nel campionissimo dei pesi massimi. E ne racconta senza fronzoli l’esistenza, passando beninteso per i grandi capitoli della vita di Ali, dall’ascesa al trono dei massimi alla rinuncia forzata per non essere partito per il Vietnam. Dal cambiamento di nome all’epica riconquista del titolo mondiale contro George Foreman. Fino alla scoperta della malattia. Anche in questo caso, l’interpretazione di Smith è degna di nota, ma l’attore "si fermerà" alle porte dell’Oscar 2002, dovendosi accontentare della nomination.
Dopo due esempi tanto qualitativi potrebbe risultare complicato trovare altri film interessanti con protagonisti campioni dello sport. E, invece, qualche buona pellicola è stata girata. Ad esempio nel mondo delle corse. Dove Ron Howard - uno dei registi più i voga degli ultimi anni - ha trovato l’ispirazione per il suo riuscito "Rush", in cui racconta l’accesa rivalità tra in Formula 1 tra Niki Lauda e il funambolico James Hunt, con al centro il campionato del mondo del 1976, il più drammatico ed entusiasmante della storia dell’automobilismo, dal terribile incidente di Lauda al Nürburgring al suo incredibile recupero, per arrivare al titolo iridato conquistato proprio da Hunt. Con Pierfrancesco Favino nei panni di un ombroso Clay Regazzoni, il film ha ottenuto due nomination ai Golden Globe.
Cambiando genere cinematografico, alcune altre pellicole meritano di diritto un posto nella cinematografia biografica a sfondo sportivo. Restando nel mondo delle corse, "Senna" del regista Asif Kapadia è un documentario - capace  di fare incetta di premi internazionali tra il 2011 e il 2012 - che ripercorre con immagini spesso inedite e private la vita del pilota brasiliano Ayrton Senna. Dai primi anni da precoce funambolo del kart, passando per i tre titoli mondiali in Formula 1 fino alla tragica scomparsa al Gran Premio di San Marino del 1994 sul circuito di Imola. Un documentario che illustra molto bene il carattere introverso e riflessivo del campione brasiliano.
Altrettanto eloquente e riuscito - per terminare con il calcio - è un altro "docufilm": "Maradona by Kusturica". Pellicola in cui il regista di Sarajevo racconta il "Pibe de Oro" del pallone come fosse uno dei personaggi dei suoi film. Ripercorrendone la storia sportiva dalle baracche di Villa Fiorito a sud di Buenos Aires al titolo Mondiale con l’Argentina nel 1986, ma anche raccontando il "Maradona politico" dalla droga alla lotta contro il sistema neo-liberista.
11.12.2016


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