L'Engadina torna al "centro" dell'inverno internazionale
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Il mondo guarda
verso St. Moritz
MASSIMO SCHIRA


A scadenze regolari, St. Moritz conferma la sua capacità di vestire i panni della capitale svizzera dello sport. E anche in questo 2017 la più famosa tra le mete del turismo invernale in Engadina non si smentisce, visto che sulle piste del Corviglia andranno in scena, a febbraio (vedi articolo a lato) i campionati mondiali di sci alpino. Per la quinta volta dopo le edizioni 1934, 1948 (le medaglie olimpiche valevano anche quale titolo mondiale), 1974 e 2003. A conferma della leadership internazionale di St. Moritz come casa degli sport invernali. Un ruolo che guarda costantemente al futuro.
Dopo il "no" popolare alle urne di qualche anno fa per l’edizione 2022, anche i Giochi olimpici sono nel frattempo tornati d’attualità nei Grigioni. Con la conferma da parte delle autorità politiche dell’appoggio ad una candidatura per la grande kermesse degli sport invernali (olimpici e paralimpici) per il 2026. L’idea è quella di riportare la rassegna a cinque cerchi nel suo "habitat naturale" dopo due edizioni decisamente poco tradizionali come quelle previste a PyeongChang - Corea del Sud - nel 2018 e a Pechino nel 2022. Per St. Moritz sarebbe la terza olimpiade: un record.
Al di là delle dimensioni organizzative e logistiche ormai molto diverse da quelle della fortunata edizione del primo dopoguerra, già il progetto per il 2022 puntava su Giochi più sostenibili sotto ogni punto di vista. Nel 1948, quando St. Moritz diventò a tutti gli effetti il "centro del mondo" per quanto concerne gli sport invernali, nei Grigioni arrivarono 668 atleti provenienti da 28 Paesi, a disputarsi 22 titoli olimpici in 7 discipline. Nel 2014 a Sochi - tanto per chiarire l’evoluzione delle Olimpiadi - gli atleti sono stati 2.860, provenienti da 88 Paesi, con in palio 98 titoli in 15 discipline. La macchina organizzativa sarebbe dunque decisamente più importante.
Ma St. Moritz mantiene tutte le carte in regola per vestire nuovamente il ruolo di capofila in questo progetto diventato nel tempo sempre più ambizioso per costi e dimensioni. Lo conferma anche la multidisciplinarietà del centro turistico grigionese in fatto di organizzazione. Lo sci alpino, infatti, non è che uno dei punti di forza della stagione invernale. Accanto alle regolari gare di Coppa del Mondo, il bob riveste un’importanza centrale. La "Olympiabobrun" che scende sinuosa verso Celerina è da sempre sede dei maggiori eventi internazionali nelle varie discipline di scivolamento su ghiaccio. Oltre al bob, anche skeleton e slittino.
Vi sono poi gli eventi più "mondani", ma sempre legati allo sport. Ad esempio con i tornei di polo sulla neve o con la storica "White turf", una corsa di cavalli sulla neve che esiste fin dal 1907 e continua a mietere enorme successo. Sempre legato all’ippica, troviamo poi anche il concorso internazionale di salto a gennaio. Mentre a febbraio un fine settimana è dedicato ad un altro sport molto particolare, il cricket.
Considerando il fatto che l’attuale "schema" di un’Olimpiade invernale prevede 15 discipline, risulta comunque chiaro che non tutto potrà - in caso di organizzazione - essere svolto a St. Moritz, che sarebbe innanzitutto il "marchio" dei Giochi grigionesi. Già negli anni passati la necessità di collaborare con altre località era stata presa in considerazione. Restando nei Grigioni, Davos sarebbe già oggi pronta ad accogliere lo sci nordico, Lenzerheide e Arosa il freestyle e lo snowboard. Il tutto senza dover intervenire in modo invasivo. Sempre a Davos, il rinnovamento previsto per la pista di ghiaccio candida certamente la "Eishalle" ad ospitare gare di hockey e pattinaggio.
Sono poi sempre aperte le collaborazioni intercantonali. Si è spesso parlato ad esempio del Letzigrund di Zurigo come stadio per le cerimonie, mentre il "no" popolare al credito da 8,4 milioni per il recupero dello storico trampolino di salto con gli sci proprio a St. Moritz dello scorso settembre, riporterebbe in corsa Engelberg per questa disciplina.
Se i Giochi torneranno "a casa", insomma, sarà forse proprio grazie a St. Moritz.
08.01.2017


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