Intervista a Neel Jani, campione del mondo di Endurance
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"Quello che conta
è la ricerca del limite"
MASSIMO SCHIRA


Per l’automobilismo svizzero è un momento davvero d’oro. Anche se continua a mancare un pilota rossocrociato in Formula 1, la bandiera elvetica sventola alta sui pennoni dei circuiti più famosi per celebrare una vera e propria generazione di Campioni del Mondo. Che dominano soprattutto nel campionato mondiale Endurance (Wec), dove allo svittese Marcel Fässler - iridato nel 2012 - e al vodese Sébastien Buemi (che è anche Campione del Mondo 2016 della Formula E) - incoronato nel 2014 - si è aggiunto nella stagione appena conclusa anche il sangallese Neel Jani, che ha trionfato con la Porsche 919 Hybrid in compagnia del tedesco Marc Lieb e del francese Romain Dumas. "Siamo in un momento straordinario per il nostro motorsport: abbiamo 3 piloti campioni del Mondo, non è mai successo! E va aggiunto anche il titolo di Buemi in Formula E - racconta Jani al Caffè -. Sono molto fiero di far parte di questo terzetto. È un risultato storico". È la prima accelerazione di un’intensa chiacchierata tra emozioni, titoli e velocità.
Neel Jani, non è strano che un Paese dove le corse sono proibite abbia questo successo?
"Diventare pilota professionista per una casa ufficiale è difficile. Le grandi scuderie scelgono i loro piloti sul piano mondiale. Se vieni da un Paese piccolo come la Svizzera, significa anche che non hai alle spalle un mercato importante. Hai meno peso specifico rispetto a Cina o Germania, tanto per fare due nomi. Il discorso vale però più per la Formula 1 che per il Wec".
Per quale motivo?
"Per diventare pilota in Formula 1 devi avere una forte spinta dagli sponsor. Ma devi anche avere la fortuna di trovarti al posto giusto al momento giusto. Nel Wec invece anche le case ufficiali come Porsche, Audi o Toyota guardano meno alla visibilità e alle pressioni di mercato. Scelgono i piloti che meglio si prestano alle loro esigenze. Io, Marcel e Sébastien ci siamo fatti trovare pronti alla chiamata per il Wec".
Ha toccato il tema Formula 1. Lei quel mondo lo ha sfiorato da collaudatore di Sauber e Red Bull. Rimpianti a 33 anni?
"No. Nel modo più assoluto. La Formula1 è il campionato più mediatizzato e per molti anni è stato il più tecnologico. Ma sotto questo aspetto il Wec è molto evoluto. Faccio un esempio: la gestione degli pneumatici. Con la mia Porsche 919 Hybrid posso sempre spingere al massimo. E questo conta moltissimo. Poco importa se il Wec non sarà mai popolare come la Formula 1".
Essere un pilota di vertice per un marchio storico nel mondo delle corse come Porsche che effetto fa?
"Basta citare il nome. Porsche. E subito pensi alle vetture veloci. Fin da bambino. Quindi…"
Facciamo un rapido salto a ritroso nel tempo. Siamo a Le Mans per la 24 ore. Sono le 14.55 del 19 giugno 2016. Cosa le è passato nella testa in quel momento (è il momento in cui Toyota, al comando, è vittima di problemi tecnici e viene superata dalla Porsche, con Jani al volante, ndr)?
"(ride) Non è una risposta facile da dare. Ci provo, ma bisogna spiegare cosa è successo nelle cinque ore precedenti (ride)".
Ci proviamo?
"Bene. Durante la gara siamo stati in testa, poi all’inseguimento. Ma 24 ore sono molte… Abbiamo avuto parecchia sfortuna, ma siamo sempre stati in grado di rimontare  e di tornare in battaglia. Nell’ultima fase di gara stavamo tornando a tiro della Toyota, ma siamo stati rallentati dalle bandiere gialle. Altro colpo di sfortuna. A 10 minuti dalla fine, in piena rimonta, sono al volante e mi accorgo di una foratua. Ho pensato: ‘Neel, non è il nostro giorno’".
E, invece, improvvisamente, tutto cambia…
"Dai box mi dicono che la Toyota viaggia a rilento. Stento a crederci. Poi però la vedo a bordo pista e la supero. È stato incredibile, improvvisamente la fortuna è girata. Intendiamoci, mi è molto dispiaciuto per Toyota e per Buemi, ma sono cose di corsa, fa parte del gioco. E per me, Marc e Romain è stata una ricompensa per un 2015 molto, molto duro".
Prima di parlare del 2017, una domanda più "personale". Cosa rappresenta per lei la velocità? È una sfida, una necessità o cos’altro?
"(ci pensa) Credo che sia il mezzo che mi aiuta ad arrivare al limite. Perché è la ricerca del limite la cosa che più conta. E il limite si raggiunge solo con la velocità. Col limite devi giocare, ma non devi oltrepassarlo, se no finisce male… Per riuscirci bisogna essere concentrati e focalizzati, oltre che preparati fisicamente, perché queste auto sono dure da guidare per lunghe ore".
Cosa significa guidare una monoposto da 1.000 cavalli? Può fare qualche esempio concreto?
"Vi assicuro che scattare da 0 a 200 all’ora in 4 secondi e mezzo è una sensazione speciale. Per arrivare ai 300 servono circa 8 secondi. Tutto succede molto in fretta quando hai una vettura capace di queste accelerazioni. Per questo devi ragionare molto in anticipo. Se non lo fai, ecco… sei nei guai".
Il pilota è anche un mestiere molto tecnologico.
"È vero ci sono molti possibili cambiamenti da apportare alla vettura durante la gara lavorando costantemente con gli ingegneri. Basta guardare il nostro volante, che è pieno di pulsanti. Il manuale d’uso della 919 Hybrid per noi piloti è di 38 pagine!"
Lanciamoci nel futuro. Che 2017 sarà senza Audi, che ha lasciato il Wec?
Ci aspettavamo la partenza di Audi, ma non così presto. È un vero peccato. Credo però che il campionato sarà ancora più difficile. Perché si passa da tre team in grado di vincere e rubare punti alle rivali, a soltanto due. Sarà una stagione molto dura, con parecchi cambiamenti a livello tattico nella gestione delle corse".
Cambia anche il suo terzetto. Sono partiti Dumas e Lieb, arrivano Lotterer e Tandy. Sensazioni?
"Mi spiace per Romain e Marc, che sono stati ottimi compagni. Lotterer non ha bisogno di presentazioni, è tra i migliori al mondo. E Tandy ha già vinto Le Mans. È uno veloce. Abbiamo pescato bene, direi".

mschira@caffe.ch
@MassimoSchira
08.01.2017


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