La parabola del manager nigeriano sparito dal Ticino
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Tutti i guai e i miliardi
del Paperone di Porza
MAURO SPIGNESI


Aveva preso in affitto una parte di Villa Floridiana. E la sua presenza non era certo passata inosservata. Un garage con decine di auto, l’aereo, e poi quelle feste sfarzose sul giardino che guarda il lago avevano acceso i riflettori sulla collina, a Porza. Dall’estate scorsa Kola Aluko, 47 anni, businessman nigeriano finito più volte sui giornali di gossip, oltre che sulla rivista Forbes che lo ha classificato fra i manager più ricchi d’Africa, è sparito. Il New York Post lo dà a bordo del suo yacht di 65 metri, il Galactica Star, che aveva ospitato Naomi Campbell e Beyoncé. Da una nostra ricerca il panfilo all’inizio di aprile risultava alle Bahames. Aluko era a bordo? Chissà. La verità è che nessuno sa realmente dove sia. L’agenzia che ha ricevuto mandato dai proprietari per la vendita di Villa Floridiana si limita a dire che Aluko, arrivato qui nell’estate del 2012, è andato via insieme al personale di sorveglianza e di servizio, inseguito da tre distinte indagini che lo riguardano. Una in Nigeria, il suo Paese, un’altra in Inghilterra e la terza a Ginevra. Ma già da tempo da queste parti non si faceva vedere. La sua presenza si è diradata da quando, ed era il settembre del 2015, l’ex ministra nigeriana del petrolio Diezani Alison-Madueke era stata interrogata dalla polizia a Londra nell’ambito di una inchiesta per corruzione e riciclaggio su alcune autorizzazioni petrolifere. Licenze che sarebbero state rilasciate a due società di Aluko, si sostiene, senza gara d’appalto. Inoltre, nel maggio del 2016, ha scritto il Sunday Times, l’Alta corte di Lagos ha sequestrato un miliardo e 800 milioni di dollari in beni riconducibili ad Aluko e ad altri uomini d’affari. Tutto da verificare, sia chiaro. Ma intanto, sarà un caso, mentre a maggio 2016 scattava il sequestro miliardario, poco più di un mese dopo Aluko spariva dal Ticino. E anche la moglie, cittadina irlandese nata in Nigeria, non si vede più a Porza. Nella scuola privata internazionale dove portava i figli non risulta più la referente dell’associazione genitori. E anche il suo cellulare svizzero ora è staccato.
Che fine ha fatto, allora, Kola Aluko? Di lui, oltre il ricordo delle feste nel parco della villa di Porza, resta una società immobiliare, che condivide con la moglie. Un’azienda originariamente attiva a Zugo e dal 2016 domiciliata presso una fiduciaria a Paradiso. Una società che sarebbe proprietaria di tre fondi, un boschetto, un giardino e una villa a Montagnola, di cui si sta interessando, come ha confermato al Caffè, il procuratore ginevrino Jean-Bernard Schmid. Di altre società attive non c’è traccia. Pure l’aereo che negli anni ha accompagnato il manager nei suoi spostamenti tra estero e Svizzera, è sparito; ad Agno non registrano la sigla da tempo.
Nel luglio 2016 la commissione nigeriana per i reati economici in un atto d’accusa ha stralciato il nome di Kola Aluko, perché, scrive il settimanale l’Espresso, il procuratore non era riuscito a notificare gli atti. Attraverso un portavoce Aluko aveva dichiarato al Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, che si erano occupati di lui quando erano emerse carte che lo riguardano dallo studio Mossak Fonseca, che ha dato vita all’inchiesta sui Panama Papers: "Non sono mai stato processato e condannato in nessuno Stato". Eppure resta il sospetto che qualcosa, una traccia o un familiare del paperone nigeriano a Lugano sia rimasto. Ma dove? Kola Aluko, ha una grande passione per le auto da corsa. Ha anche gareggiato e con le sue società sponsorizzato manifestazioni sportive.
Ma facendo una verifica nei garage ticinesi delle vetture di lusso, oltre ad avere la conferma che negli anni scorsi l’uomo d’affari nigeriano è stato un buon cliente, non si ricavano altre notizie. Anzi, si registra un fuoco di sbarramento. Nel segno della privacy.

mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi
09.04.2017


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